10.9.2018

Il dramma "I non violenti" e i suoi influssi filosofico-culturali e socio-politici

mistica della luce di ispirazione neoplatonica

cabala mistica

arte di Chagall

richiami biblici: il dialogo tra il governatore e Klotz (ottava scena, primo atto) è modellato sul dialogo tra Ponzio Pilato e Gesù Cristo nel vangelo di Giovanni.

i primi anni '20 sono caratterizzati da forti e rapidi cambiamenti sociali e politici con le agitazioni operaie in Germania dopo la sconfitta della prima guerra mondiale. L'ammutinamento dei marinai nella base navale di Kiel (1918) fu la scintilla che fece esplodere le proteste sociali. La rivolta locale si trasformò ben presto in un sovvertimento nazionale. Soldati e operai sodalizzarono con i marinai arrestati dai militari, iniziarono a eleggere i consigli di lavoratori e soldati su modello sovietico russo (Rivoluzione russa del 1917) e presero il potere civile e militare in molte città tedesche.

6.9.2018

Lettere di Rubiner a Busoni sul processo di creazione del "Doktor Faust"

L'opera di Busoni svolge per Rubiner un ruolo decisamente importante come trapela dalla lettera del maggio 1917, in cui esprime la sua grande ammirazione per il compositore e gli rivolge l'invito a collaborare alla redazione di "Zeit-Echo" (Eco del tempo):

Lieber Herr Busoni! (...) Ich weiss nichts, wirklich nichts auf der Welt, (den Krieg einbegriffen), was stärker in mein Leben hineinragte als die Opern. Nicht wegen ihrer Form, Leichtigkeit und Vollkommenheit allein. Sondern weil dies alles ja in Wahrheit nur die Handschrift, die Pinselführung eines wunderbaren Menschheitsgefühles bei Ihnen ist. Wenn Sie wüssten, was Sie Herrliches an mir getan haben: Sie haben mir an meine Lebensführung die „Correctur“ (ich meine es so wie im Maleratelier) einer grossen Wirklichkeit angelegt. Und Wirklichkeit ist für mich ja nicht der Tisch, an dem ich sitze, sondern jene ewig bleibende, von Grund aus daseiende, höhere Wirklichkeit, die in der Welt dasteht, wenn ein Mensch seine Liebe (und seinen … Hass) in Formen, die er selbst durchlebt hat, herausgehen lässt. (...) Einmal kommt gewiss der Moment, wo auch Sie ein Wort sprechen mögen, dass die Weltereignisse nach Ihrem Herzen lenken sollte. Wir dürfen nicht glauben, dass ein solches Wort wirkungslos bliebe. Wir müssen daran denken, dass die Augen des ganzen Europas auf die Worte die hier aus der Schweiz öffentlich hervorgehen, gerichtet sind. (Zudem ist, technisch gesprochen, die Auflage sehr gross.) - Und für die letzte Skepsis kann ich nur sagen: Das Wort eines Menschlichkeitsgenius lenkt immer die Herzen, zieht immer Kreise, wird immer in der Welt zu etwas Wirklichem! Sie sehen, dass meine Frage nicht die übliche, starre Redaktions-Aufforderung zur „Mitarbeit“ ist. Sondern die Ansage: Wenn Sie es einmal mit der Welt nicht länger aushalten, und wenn Sie der Welt einen Ihrer Menschlichkeitsbriefe schreiben mögen ----- und wollen, dass sie ihn zu lesen bekomme. So wissen Sie, wer Ihnen zur Verfügung steht. Ha, „Verfügung stehen“ - welch protziges Wort! Nein, wer sich unendlich freuen würde; tief davon überzeugt, dass ein Wort aus Ihrem Munde die Menschen tausendmal stärker trifft, als die ewig geschäftsmässigen Redensarten der Berufspolitiker. Denn es geht ja hier nicht um jene Schwindelspecialität „Politik“- es geht um unsere tiefsten Herzenswünsche. Hier muss ich schweigen. - Ach wüssten Sie nur, wie viele, die alle Sie getröstet und denen Sie geholfen haben, durch ein Wort von Ihnen in ihrer inneren Unabhängigkeit gestärkt werden können! Mit dem herzlichsten Händedruck Ihr Rubiner.

Caro signor Busoni! (...) Non conosco nient'altro al mondo, e sottolineo niente, (guerra inclusa) che sia entrato con maggior forza nella mia vita dell'opera. Non solo per la sua forma, la sua leggerezza e la sua perfezione. Ma perché tutto ciò, in verità, reca la Sua firma, il tocco artistico di uno straordinario sentimento dell'umanità innato dentro di Lei. Se sapesse quale dono portentoso Lei mi ha dato: Lei ha "corretto" la rotta della mia vita (intendo la "correzione" come nell'atelier di un pittore) con una grande percezione della realtà. E realtà non è per me il tavolo a cui siedo, bensì quella realtà superiore, eterna e permanente, esistente per sua natura, che è presente nel mondo, quando un essere umano fa sgorgare il suo amore (e il suo ...odio) in forme che egli stesso ha sperimentato. (...) Verrà senz'altro il giorno, in cui una parola pronunciata da Lei guiderà gli avvenimenti mondiali secondo i dettami del Suo cuore. Non si creda che questa parola resti inascoltata. Dobbiamo tener in mente che gli occhi di tutta l'Europa sono puntati sulle parole che scaturiscono pubblicamente da qui, dalla Svizzera. (Inoltre, in termini tecnici, la tiratura è troppo alta). E per porre fine a ogni scetticismo aggiungo soltanto: la parola di un genio dell'umanità guida sempre i cuori, è sempre carismatica, si trasforma in qualcosa di reale nel mondo! Come vede, la mia richiesta non è il solito invito ufficiale da parte della redazione a una "collaborazione". Ma l'annuncio: se un giorno non ce la facesse più a reggere il peso del mondo, e se volesse scrivere al mondo una delle sue lettere cariche di umanità ----- e volesse anche che il mondo la leggesse. Ecco, sa chi Le è a disposizione. Ah! "essere a disposizione" - che espressione pretenziosa! No, chi ne sarebbe felice oltre misura; nella consapevolezza che una parola della Sua voce colpisce mille volte più forte delle solite frasi fatte dei politici professionisti. Poiché qui non si tratta di quella specialità dell'imbroglio che è la "politica" - si tratta dei nostri desideri più intimi. A questo proposito devo tacere. - Ah, se solo sapesse che soccorrevole conforto Lei è stato per molti, la cui libertà interiore viene rinvigorita dalla Sua parola! Una stretta di mano cordiale il Suo Rubiner. (la traduzione è mia)

Durante gli anni dell'esilio svizzero il dialogo e lo scambio epistolare con Rubiner sono fondamentali nella fase di eleborazione del "Doktor Faust". In Svizzera René Schickele redige il più importante periodico letterario in difesa del pacifismo "Die weißen Blätter" sul quale nell'ottobre 1918 viene pubblicato il libretto "Doktor Faust".

Nella lettera del 17 aprile 1918 Rubiner suggerisce a Busoni di pubblicare il "Faust" in volume:

Donnerstag d.17.IV. Muralto-Locarno Villa Rossa Carissimo Amico, Carino! (...) Nichts fände ich klüger und richtiger, als Ihren Faust sobald als möglich in Buchform erscheinen zu lassen? Sorgfältigst durchgesehener und überprüfter Text vorausgesetzt. Aber dann, so bald es geht. Aber doch nicht etwa bei Breitkopf und H.[ärtel] ?!!! Nein! Inselverlag oder Kurt Wolff. (Oder Cassirer.) (...) Ihr Faustbuch erscheinen zu sehen, nicht für Subscribenten, sondern für Viele, würde ja nicht nur mir die grösste Freude machen, sondern dem grossen, grossen Kreise von Menschen, die genau und in Beherzigung, auf Ihre geschriebenen und gedruckten Worte warten! Erschiene nun diese herrliche, metaphysische Musikdichtung doch bald! Und Sie ahnen vielleicht garnicht, wie wunderbar das auf die Leser wirken wird! (...)

Giovedì 17. IV. Muralto-Locarno Villa Rossa Carissimo Amico, Carino! (...) Niente mi sembrerebbe più assennato e più giusto che far pubblicare il Suo Faust in volume. A condizione che il testo venga esaminato e revisionato accuratamente. Dopodiché, il prima possibile. Ma non presso Breitkopf e H.[ärtel]?!!! No! Presso la casa editrice Insel o Kurt Wolff. (Oppure Cassirer.) (...) Veder pubblicato il Suo Faust in formato di libro, non per scribacchini di secondo rango, bensì per i molti, arrecherebbe una gioia suprema non solo a me, ma ai grandi, grandi circoli di persone che aspettano solo le Sue parole scritte e stampate per farne tesoro! Se soltanto uscisse presto, questo magnifico poema musicale metafisico! E Lei non ha la benché minima idea dell'effetto strepitoso che avrà sui lettori! (...) (la traduzione è mia)

Alla fine della guerra Rubiner torna a Berlino, alloggia nell'antica abitazione di Busoni in Viktoria-Luise-Platz 11 e inizia l'attività come lettore presso la casa editrice Gustav Kiepenheuer, che sceglie di operare in quegli anni per una linea progressista del programma editoriale prediligendo l'avanguardia letteraria e profilandosi ben presto come un vero e proprio laboratorio di utopie. Busoni acconsente a pubblicarvi il "Faust". Dopo molte lettere, lunghe e dettagliate, Rubiner scrive a Busoni una cartolina datata 8 luglio 1919, da cui è possibile farsi un'idea del clima di fermento culturale che anima la città:

Carissimo Ferruccio! Als Vorboten ausführlicher Briefe zuerst eine Karte. - Nichts von dem ungeheuren Strom, in dem hier die Dinge sind, möchte ich je verloren haben. Es macht müde und glücklich. - Dann: Junge Menschen, schöne Menschen (!) gesehen, gefunden, die früher nie waren, nie so! Endlich Wesen, die zu einem gehören, wissend – unsere Sprache sprechen – und für die man wohl in früheren Jahren – (einsam) gedacht und gefühlt hat, als sie noch Kinder waren; die alles verstehen, schnell, herzlich. – Endlich – denken Sie: jetzt erst! – habe ich mein Drama nach meinem Wunsch fertig, erst heute Abend, wo ich an Sie schreibe. Nun endlich hat es Form, und jetzt erst könnte ich es Ihnen eigentlich zeigen. Kein Barock mehr, keine Wucherung, keine Unklarheit. – Ich schliesse Sie, Freund, in meine Arme. Ihr Ludwig Rubiner.

Carissimo Ferruccio! Come messaggero di lettere circostanziate innanzi tutto una cartolina postale. - Non avrei voluto perdere niente del favoloso flusso in cui scorrono le cose qui. Affatica e dà felicità. Poi: persone giovani, persone belle (!) visto, trovato, che prima non c'erano mai, non così! Finalmente esseri simili a noi, consapevoli - parlano la nostra lingua - e per i quali in passato si è pensato e sentito - (in un solitario isolamento), quando loro erano ancora bambini; che capiscono tutto, velocemente, sinceramente. - Finalmente - pensi: solo adesso! - Ho terminato il dramma come volevo, solo stasera che Le scrivo. Finalmente ha preso forma e soltanto adesso, insomma, potrei farglielo vedere. Più nessun barocco, nessuna esuberanza, nessuna vaghezza. - Amico, La stringo tra le braccia. Il Suo Ludwig Rubiner. (la traduzione è mia)

Nella fase conclusiva del suo lavoro Busoni trae grande ispirazione dai suggerimenti di Rubiner:

Zürich, d.[er] 7. Oktober 1917. Lieber und verehrter Herr Busoni! Ich bin sehr glücklich über Ihre Einladung, den Schluss kennen lernen zu dürfen. Dass hier irgendwo meine Anregung sei, kann ich natürlich nicht acceptieren; erstens aus persönlichen Gründen nicht, und dann auch aus sachlichen: die Schlussidee, von der Sie mir sprachen liegt zu tief in der Linie Ihres ganzen Werkes und Ihrer Persönlichkeit begründet, als dass selbst eine Anregung wäre. -- Und wenn sich die Gespräche von meiner Seite wirklich „streng“ abgespielt haben sollten, so wäre ich nur tief beschämt. Etwas ganz anderes ist es natürlich, dass ich in einem so wichtigen Moment Ihres Lebens, bei einer so wichtigen Stelle Ihres Werkes - mit Ihrer Erlaubnis (und das ist keine Floskel) – Ihnen rückhaltlos Auskunft über meine visuellen und geistigen Vorstellungen gebe. Täte ich das nicht, so würde ich von mir glauben müssen, dass ich der freundschaftlichen Neigung, mit der Sie mich so sehr erfreuen - und erquicken! -, nicht würdig wäre. - Ja, es ist, im Gegenteile sogar so, dass ein Mensch, der ganz oben auf der Spitze steht, und ein Werk, dessen Conception wirklich menschheitsumfassend ist, mich zu Bekenntnissen der Wahrheit treibt, die absolut sind, und sogar - in der Hitze der Liebe! – momentweise der geselligen Art ermangeln können. Natürlich heisst mir „Wahrheit“ nie: Kritik, oder Ansicht, oder Meinung - welche alle drei ich für Unfug halte. Sondern die Darlegung und innere Weiterausbildung des geistigen Organismus, den eine Schöpfung hervorbringt. Daher kann man bei grossen Werken nie höflich sein. (Bei kleinen nichts als das.) Eine grosse Schöpfung ist so wie ein lebendiges Wesen, dass der Liebende bei ihrer Enthüllung oft wahrnimmt: hier ist ein Glied verborgen - oft nur noch verhüllt; und je mehr er liebt, umso hitziger wird er die Befreiung des geliebten Wesens von den verhüllenden Tüchern erbitten. Und er bittet so lange, bis ihm der Körper ganz gezeigt wird. So ging es mir mit Ihrem Werk. - Und nun möchte ich recht bald zu Ihnen kommen und den Schluss hören! (...)

Zurigo, 7 ottobre 1917. Caro e stimato signor Busoni! Il Suo invito a conoscere il finale mi rende molto felice. Che io in qualche punto Le sia stato d'ispirazione, non lo posso naturalmente accettare; innanzi tutto per motivi personali e poi anche per ragioni oggettive: l'idea del finale, di cui Lei mi ha parlato, è in perfetta armonia con il principio costitutivo di tutta la Sua opera ed è conforme alla Sua personalità, e parlare di ispirazione sarebbe troppo semplicistico. -- E se io avessi usato un tono troppo "severo" nelle consultazioni, mi sentirei mortificato nell'intimo della mia persona. Che io in un momento così importante della Sua vita, in un passo così importante della Sua opera - me lo consenta (e non è una frase retorica) - Le abbia palesato il mio pensiero, senza riserve, sulla concezione e rappresentazione della scena finale, è naturalmente qualcosa di diverso. Se non lo facessi, non dovrei considerarmi degno di quel sentimento amichevole, lieto e ristoratore! -, che Lei mi riserva. - È vero proprio il contrario, che un uomo all'apice del suo talento artistico e un'opera, la cui concezione contempla il disegno universale dell'umanità, mi inducono a fare confessioni circa la verità che sono assolute, e che anche - nel fuoco della passione! - possono temporaneamente far fallire il tono conviviale della conversazione. È chiaro che "verità" per me non significa mai: critica, punto di vista oppure opinione - tre concetti che ritengo infondati. Bensì la spiegazione e il perfezionamento intimo dell'organismo spirituale che scaturisce da una creazione. Perciò, con le grandi opere, non si può mai avere abbastanza riguardi. (Con le minori niente di questo). Una grande creazione assomiglia a un essere vivente, di cui l'amante si accorge scoprendola; qui un arto è nascosto - spesso solo velato; e quanto più ama, tanto più appassionatamente implorerà la svestizione del caro essere dai panni che lo coprono. E implora finché il corpo gli si mostrerà nella sua interezza. Così è stato per me con la Sua opera. - E adesso vorrei renderLe visita al più presto per sentire il finale! (...) (la traduzione è mia)

Il testo teatrale di Rubiner termina con la visione profetica, la profezia della palingenesi del vecchio mondo, e con un duplice annuncio: dell'immortalità della volontà dei non violenti : "ewig lebend unter uns handelt ihr unsterblicher Wille!", e della redenzione dell'uomo: "Ich bin am Anfang. In dieser Stunde bin ich geboren". (Die Gewaltlosen in: L.Rubiner, Der Dichter greift in die Politik. Ausgewählte Werke 1908-1919, pagg.147/150). Nella seguente lettera Rubiner suggerisce a Busoni di sostituire "Begriff" con "Wille":

1 Okt. 1918 Lieber Verehrter! Welch ein Missverständnis, das ich, bevor ich Sie sehe, schnell aufklären will. Der Nachsatz meines Briefes enthielt nicht den Gedanken, dass Sie als Schriftsteller weniger hoch stehen wie als Musiker! (ich gebrauche hier Ihre eigenen Worte.) Nein, dächte ich das, so wäre ich ein dummer Tropf, oder der Verkehr mit Ihnen Schwindel. Beides schliesse ich aus der Erwägung aus. Der Nachsatz sollte sagen, dass Sie selbst Ihre Tätigkeit als Schriftsteller weniger hoch stellen wie die als Musiker, weniger peinlich genau nehmen, und die Sprache eigentlich leichter als ein Objekt zu Ihnen selbst unwichtigen Scherzen behandeln, was Sie mit der Musik - wenn Sie sie fixieren sollten - nie tun würden. Während Sie doch in Wahrheit beides gerade so natürlich und aufwühlend beherrschen (wie es bei Ihrer Persönlichkeit auch selbstverständlich ist); Beweis: Die Scene zwischen Arlecchino und dem Vater. Ich glaube, das Missverständnis ist gelöst. Überdies hat mir noch Goetz eine geradezu beglückende Correctur berichtet: Statt „ Faust, ein ewiger Begriff“ - „ein ewiger Wille“. Ja, das ist es. So meinte ich meinen Nachsatz. In herzlicher Freundschaft Ihr Rubiner.

1 ott. 1918 Caro stimato! Voglio chiarire innanzi tutto un malinteso, prima di incontrarLa. Nel post scriptum della mia lettera non intendevo dire che le Sue doti di scrittore valgano meno del Suo talento musicale! (qui mi avvalgo delle Sue stesse parole). No, se la pensassi così, sarei un povero diavolo, oppure lo scambio epistolare con Lei una farsa. Non prendo in considerazione nessuna delle due possibilità. Il mio post scriptum voleva dire che è Lei stesso a non considerare la Sua attività di scrittore alla stessa stregua di quella musicale, a prenderla meno seriamente, e a trattare la lingua con la leggerezza di un oggetto con cui fare scherzi che Lei per primo giudica irrilevanti, ciò che con la musica non farebbe mai - se la dovesse fissare. Mentre Lei, in verità, padroneggia entrambe con disinvoltura ed entusiasmo (cosa ovvia considerata la Sua personalità); dimostrazione: la scena tra Arlecchino e il padre. Credo che il malinteso sia chiarito. Inoltre Goetz mi ha riferito una correzione lusinghiera: invece di "Faust, un concetto eterno" - "una volontà eterna". Sì, è proprio questo. È proprio quello che intendevo io nel post scriptum. Con sincera amicizia il Suo Rubiner. (la traduzione è mia)

26.8.2018

Pittura trasposta in scena: l'influsso di Chagall nel dramma "I non violenti". Nella seconda scena del primo atto i protagonisti "der Mann - l'uomo" e "die Frau - la donna" si librano nell'aria, privi di corporeità si staccano dalla terra, dal reale e, come gli "omini volanti" nei dipinti fiabeschi di Chagall, suggeriscono un messaggio intensamente spirituale:


Die Frau: Sie sehen uns.

Der Mann: Sie werden uns nicht sehen. Ich will.

Die Frau: Ich will, daß sie uns nicht sehen. Ich will so stark, daß ich lautlos und wie eine Tote unsichtbar bin.

Der Mann: Ich will, daß wir leben. Wir dürfen noch nicht hin sein.

Die Frau: Ich will, daß du lebst. Wir haben noch alles zu tun.

Der Mann: Komm, leise. Hinab. Ich will, daß wir ein Schatten der Mauer sind. Verschwinden.

Die Frau: Verschwinden unter den Steinen, unter den Menschen für das Leben. Ich glaube an dich.

Der Mann: Fliege mit mir, komm. Ich will. Halte dich an mir. Wir schweben.

Die Frau: Hinunter. Hilf mir. Ich will.

Der Mann: Glaube, daß du träumst. Fliege im Schlaf; du rührst nur leise die Füße. Niemand sieht dich.

Die Frau: Ich schwebe mit dir.

17.7.2018

Dalla Bibbia, Matteo (5,14-16):


"Voi siete la luce del mondo. Non può rimaner nascosta una città situata sopra una montagna, né si accende una lucerna e la si pone sotto il moggio, ma sul porta-lucerne e fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché veggano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli".

Bibelspruch aus Matthäus (5, 14-16):


"Ihr seid das Licht der Welt. Eine Stadt, die auf einem Berg liegt, kann nicht verborgen bleiben. Man zündet auch nicht ein Licht an und stülpt ein Gefäß darüber, sondern man stellt es auf den Leuchter; dann leuchtet es allen im Haus. So soll euer Licht vor den Menschen leuchten, damit sie eure guten Werke sehen und euren Vater im Himmel preisen".

29.5.2018

L'uomo nuovo è visto come "Licht-Mensch", come sorgente di luce.


Rubiner intendeva offrire un'alternativa al bellicismo imperante, un'alternativa forte e "luminosa" per ricostruire un nuovo Umanesimo. Il cambiamento della società presuppone un cammino di educazione interiore dell'essere umano. Il mondo esterno può essere cambiato solo se l'uomo attiva dentro di sé le risorse per crescere ed evolversi in umanità. L'individuo è posto di fronte a un dovere morale: riscoprire la forza dello spirito e "irraggiarla" sugli altri. La simbologia della luce suggerisce questo rinnovamento spirituale. Nel pensiero non violento trova la risposta al male. Scoprire e liberare l'uomo che è dentro il nemico è il presupposto di una nuova rinascita.

24.5.2018

Die Gräfin Reventlow


29. Juli 1918. Lieber Herr Busoni! Ihre Anna wollte offenbar durchaus nicht begreifen, dass ich mit Fieber ins Bett gestiegen war. (So erkläre ich mir auch einen Satz in Ihrem Brief. Sie hat offenbar nicht einmal diese Tatsache klar ausgerichtet. Sie läutete unten an der [unverschlossenen] Strassentür des Hauses, statt heraufzukommen; und als meine Frau herunterstieg u.[nd] die Türen aufliess, hörte ich, wie sie ihr 3 mal auseinandersetzte, dass ich gerade krank ins Bett gegangen war - ohne auf offenbares Begreifen zu stossen. Was wiederum ich nicht begriff.) Es geht mir schon die längste Zeit sehr erbärmlich, ohne dass ich wirklich durchgreifend krank bin. Mal habe ich Fieber. 1 ½ Tage später fehlt mir wieder nichts. Dann wiederum befinde ich mich in einer so entsetzlichen Skepsis wie seit meinem 18. Jahr nicht mehr. Bin äusserst Menschenfliehend, ziehe mich vor Wein zurück, der mir momentan gar kein Vergnügen macht und ich habe sogar nicht den geringsten Spass an einer Cigarre. Ich bin mit meiner Arbeit äusserst unzufrieden, und zwar nicht aus Stimmungsgründen sondern objektiv. Ich bitte Sie, Ihr gütiges Interesse nicht aufzugeben, wenn ich doch erst in einiger Zeit mit ihr vor Sie trete. Meinem Zustande die Krone aufzusetzen, folgende Nachricht: Meine Freundin, die Gr.[äfin] Reventlow, jene Frau, die ihren Sohn aus dem Schützengraben holte und ihn im Boot über den Bodensee brachte, unverwundet, während die deutschen Kugeln hinter ihnen und rings um sie her hagelten, ist plötzlich in Locarno gestorben. (Span.[ische] Grippe vermute ich.) Und dazu nun das grosse Wagestück, das Abschneiden aller Verbindungen in Deutschland, mit den Freunden; die entsetzliche Einsamkeit nach einem mutigen und z.[um]T.[eil] sehr heiteren Leben (jedenfalls einem, das immer auf die letzte Karte setzte!), um an einem Krankheitszufall in einem Jammernest zu sterben! - Manchmal gehe ich auch fort. Jedoch vermeide ich es, Sie in einem traurigen und bedenklichen Zustande aufzusuchen. Was aber alles hoffentlich bald vorübergeht! Vermutlich habe ich diese spagnolische Influenza schon lange, nur mein kräftiger Körper wirft sie immer wieder hinaus. Manchmal mache ich einen Fluchtversuch ins Nichts (oder wie anders wollen Sie das abendliche Zürich benennen?) Gerade da kamen Sie. Zweimal schon hatte ich dieses Geschick, dass Sie kamen, ich nicht da war! Ich bekomme in der letzten Zeit manche Bücher u.[nd] Zeitschriften geschickt; einige aus Deutschland. In gewissen steht es von mir selbst; ich sehe die Dinge nicht einmal mehr auf Druckfehler nach. (...)

20.4.2018

Busonis Arlecchino: Heilung, Tröstung, Vorbild, Freiheit


L' "Arlecchino" di Busoni: cura, consolazione, modello ispiratore, libertà.


Muralto-Locarno 28. Jan. 1918. Villa Rossa. Lieber und verehrtester Herr Busoni! Das war eine wunderbare Freundesüberraschung! Nun lese ich den Arlecchino in Ruhe, und es ist mir, in der Stille des Zimmers, fast unbegreiflich, dass dieses Werk nicht - den Dirigenten vorausgesetzt - auf der Bühne von selbst ablaufen sollte! Nur wer in Zürich den Widerstand der Materie miterlebt hat, und ich möchte beinahe Materie physikalisch gleichsetzen mit Wagneropern, Wagnerorchester und Wagnersänger, also gerade so altmodischen Dingen (unlesbar) begreifen, dass das Publikum nicht heimlich Sekt kommen lässt, um zum Schluss diese heitere Trunkenheit zur Wirklichkeit zu machen. Diesen Arlecchino stelle ich mir vor: im wirklichen Theater, im italienischen. Keine kunstgewerblichen Dynamitdekorationen, sondern normale, fast zu normale, conventionelle, fast witzig vor Convention. Der Zuschauerraum nicht feierlich verdunkelt wie bei Tristanno ed Isotta, sondern recht strahlend hell, damit man schöne Schultern und heitere Menschen sehen soll. Das Publikum nicht mit den Händen erhaben vor dem Bauch, sondern lebhaft, sogar nicht einmal still; die Musik muss sie zur Stille zwingen, nicht eine gewaltsame Theaterordung; in der Pause vorher Orangenverkäufer; Beifall bei offener Scene; Mitgerissensein vom Temperament der Musik. Ein solches Stück wie das grosse Quartett muss fünfmal dacapo verlangt und gesungen werden. Die ganze Oper ein ewiger Carneval. Sie muss überall da gespielt werden, wo die Menschen recht traurig sind, wo es Hunger, Pest, Tote, Kriegsverwüstung, Krüppel, Sklavenaufstand, dumpfe Luft gegeben hat. (...) Stellen Sie sich einmal in einem dumpfen Lande und unter dumpfen Menschen (alle Länder und Menschen sind dumpf) diesen „Arlecchino“ vor: Wird das nicht einen belebenden, bluterregenden, aufrührerischen Zug unter die Menschen bringen? Der „Werther“ trieb die jungen Leute seiner Zeit zum Selbstmord; dieser „Arlecchino“ wird sie aber zur Freiheit treiben; und nicht zu einer plumpen, diskussionsartigen Specialfreiheit, sondern zu einer losgelösten, möchte fast sagen: freien Freiheit, einer untechnischen. Einer, gegen die man nichts unternehmen kann. „Vorbild“ nenne ich ja nicht nur das Scenenbild, sondern gerade das, wogegen man sich überhaupt nicht mehr wehren kann, das man garnicht mehr diskutieren kann, das man hinnehmen muss; also hier auch die Wirkung der Injection durch die Musik. So ein Stück wie das Quartett, wo Bachscher Cantatenkontrapunkt zum buntesten Ringelspiel (unlesbar) leichtesten, schwebendsten und springendsten Commedia del[l]‘Arte wird, so ein Stück war bisher überhaupt noch nicht da. In zwanzig Jahren wird kein Mensch mehr begreifen, dass bei natürlich ausgebildeten Schauspielern, Sängern und Musikern der „Arlecchino“ jemals technische Schwierigkeiten geboten haben soll. Man wird das Stück am jährlich wiederholten Gedenkfeiertag des Friedensschlusses spielen, überall, in kleinen Dörfern unter einem Zeltdach, falls es regnen sollte; auf Brettern, die über Tonnen gelegt werden (die Celesta stellt die Commune zur Verfügung). Dies meine ich von der direkten Wirkung des „Arlecchino“. (...)

vgl. "Also sprach Zarathustra": Unter Töchtern der Wüste 1 " - das böse Spiel unsres Heulens und Notschreiens: bleibe bei uns, o Zarathustra! Hier ist viel verborgenes Elend, das reden will, viel Abend, viel Wolke, viel dumpfe Luft!

Muralto-Locarno 28 gen. 1918. Villa Rossa. Caro e stimatissimo signor Busoni! La sua è stata una stupenda sorpresa d'amico! Sto leggendo l'Arlecchino con calma e, nella quiete della stanza, non riesco proprio a capire perché quest'opera - assunto come presupposto il direttore d'orchestra - non scorra via da sola sul palcoscenico! Soltanto coloro che a Zurigo sono stati testimoni della resistenza della materia, e sarei per porre fisicamente sullo stesso piano la materia e le opere, l'orchestra e i cantori di Wagner, vale a dire quindi cose talmente sorpassate (non si legge) comprendere, che il pubblico non si faccia portare lo spumante di nascosto per trasformare in realtà questa allegra ebbrezza. Questo Arlecchino me lo immagino: nel teatro vero, quello italiano. Nessuna decorazione artigianale a effetto dinamite, ma decorazioni normali, anche troppo normali, convenzionali, così convenzionali da essere spiritose. La platea non oscurata in forma solenne come in Tristano e Isotta, ma talmente luminosa da rendere visibili spalle leggiadre e gente lieta. Il pubblico non con le mani in posa sublime sulla pancia, ma animato, neanche zitto; la musica lo deve far tacere, non l'osservanza di un regolamento teatrale; durante la pausa, all'inizio, venditori di arance; applauso a scena aperta; lasciarsi trasportare dal temperamento della musica. Questo pezzo come il grande quartetto deve essere richiesto e cantato da capo cinque volte. L'opera intera un carnevale eterno. Deve essere suonata ovunque gli uomini siano afflitti, dove ci siano stati fame, peste, morti, devastazione della guerra, storpi, rivolta di schiavi, aria pesante. (...) Si immagini un po' questo Arlecchino in un paese pesante e tra gente pesante (tutti i paesi e tutti gli uomini sono pesanti): non porterà fra gli uomini un'ondata vivificante, sanguigna, sovversiva? Il "Werther" spinse al suicidio i giovani del suo tempo; questo Arlecchino li spingerà invece alla libertà; e non a una libertà speciale, goffa, discutibile, ma a una staccata, direi quasi: a una libertà libera, non tecnica. A una libertà contro la quale non si può fare niente. Per "modello ispiratore" non intendo solo la scenografia, ma proprio ciò da cui non ci si può più neanche difendere, su cui non si può più nemmeno discutere, che si deve accettare; ecco, anche qui l'effetto dell'iniezione della musica. Un pezzo di questo genere come il quartetto, in cui il contrappunto bachiano della cantata si trasforma nel carosello più variopinto (non si legge) della Commedia del[l]'Arte più leggera, più ondeggiante e saltellante, un pezzo di questo genere finora non si era ancora visto. Fra venti anni non ci sarà più nessuno che comprenderà quali difficoltà tecniche possa aver mai presentato l"Arlecchino" con attori, cantanti e musicisti ben preparati. Il pezzo verrà suonato ogni anno consecutivo in occasione dell'anniversario del trattato di pace, ovunque, nei villaggi sotto un tendone in caso di pioggia; su assi di legno poste sui barili (la celesta è messa a disposizione dal comune). È questo ciò che intendo per effetto diretto dell' "Arlecchino". (...) (la traduzione è mia)

17.4.2018

Über Locarno und die Tessiner/Su Locarno e i Ticinesi

Muralto-Locarno Villa Rossa 19. Febr. 1918. (...) Locarno ist ein Ort von unglaublichster Unglaublichkeit. Es soll doch mal ein tolles, lasterhaftes und orgienhaftes Abenteuerleben hier geführt worden sein? (Vergl.[eiche] Hauffs „Bettelweib von Locarno“). Dies beschränkt sich heute auf den Kropf der Saaltochter im einzigen Café des Ortes. In diesem Café, wie auch überall anderswo, wanken in Massen teils vegetarische, teils theosophisch, teils einfach und unverkleidet alldeutsche Greise umher. Locarno, glaube ich, ist heute wohl noch der einzige, der letzte Ort der Welt, wo man den Unterseebootskrieg, die Annexionen, den Krieg überhaupt in Ordnung findet. Die Tessiner sind offenbar eigentümliche Leute. Sie sind nämlich nicht da. Sie sind von den diesbezüglichen alldeutschen Damen und Herren vollständig an die (Berg-) Wand gequetscht; ich glaube, sie helfen nur noch beim Blankputzen des Lago. (...)

Muralto-Locarno Villa Rossa 19. Febr. 1918. (...) Locarno è un luogo della più incredibile incredibilità. Ma la bella vita avventurosa, dissoluta e orgiastica, che vi si conduceva un tempo? (cfr. "La mendicante di Locarno" di Hauff). Oggi si limita al gozzo della cameriera nell'unico caffè del posto. In questo caffè, come anche altrove, si aggirano barcollanti in massa vecchi pantedeschi in parte vegetariani, in parte teosofici, in parte semplici e svestiti. Locarno, credo, oggi è rimasto l'unico, l'ultimo luogo al mondo, dove si trovano giuste la guerra sottomarina, le annessioni, la guerra in genere. I Ticinesi sono a quanto pare gente strana. Infatti non ci sono. Sono completamente schiacciati alla parete (montana) dalle signore e dai signori pantedeschi al riguardo; credo che siano ancora di una qualche utilità solo per lucidare il lago. (...) (la traduzione è mia)

Rubiner scheint zu verwechseln Kleists "Das Bettelweib von Locarno" mit Hauffs "Die Bettlerin vom Pont des Arts".

Rubiner confonde "La mendicante di Locarno" di Kleist con "La mendicante del ponte delle arti" di Hauff.

13. Mai 1918 (...) Von mir, dem eingefleischtesten und unausrottbarsten Grosstädter, ist es natürlich ein wilder Gewaltstreich mich „innert“ der Dorfstadthöhle Locarno zu verkriechen, nur um hier meine Arbeit ganz zu „erstellen“. Das ist nur erträglich, weil ich doch manchmal auf der Strasse einige italienische Strassengesichter, einige Strassenbewegungen sehe. Aus meinem Fenster sah ich neulich einen herrlichen Streit mit an, der mit dem Schlachtschrei „Vacca!“ begann, während doch in Zurigo zunächst aus einem dicken Bauch nur das unterirdische Gemurmel: „Chaib!“ hervorrollen wurde. Übrigens scheint mir Giotto heute um seinen Schweizer Aufenthalt beneidenswert zu sein. Wir andern platzen! (...)

13 maggio 1918 (...) Per me, che sono il cittadino più inveterato e inestirpabile, è chiaramente un colpo di mano violento rintanarmi dentro quest'antro provinciale che è Locarno solo per "eseguirvi" il mio lavoro. Lo sopporto perché ogni tanto vedo per strada qualche faccia da strada italiana, qualche piazzata. Recentemente ho assistito dalla mia finestra a un litigio furibondo che ha avuto inizio al grido di battaglia "Vacca!", mentre a Zurigo sarebbe subito uscito rotolando da un ventre pingue solo il borbottio sommesso: "Chaib!". A proposito, Giotto mi sembra invidiabile nel suo soggiorno svizzero. Noi altri scoppiamo! (...) (la traduzione è mia)

11.4.2018

Über Kokoschka und Schönberg/Su Kokoschka e Schönberg

Muralto-Locarno Villa Rossa. 2. März 1918. Sehr lieber und verehrter Freund! (...) In Ihrem letzten Brief legen Sie den Finger auf meine offene Wunde. Kokoschka und Schönberg wachsen auf demselben Zweig. Kokoschkas Dramen kenne ich schon seit mehreren Jahren, und schon damals, wo ich immerhin noch unsicher war, erfüllten sie mich mit Ingrimm. Man muss aber endlich doch klar sagen: Der Mensch, der über seine eigene Sexualität noch so unklar ist, dass er sie zum pseudogeistigen Mittelpunkte seines Schaffens macht, - der also mit seiner eigenen Erotik noch nicht fertig ist (ich spreche nur vom Werk) – hat nicht das Recht, die Welt zu lehren. Die Bilder K.[okoschkas] sind natürlich tausendmal begabter als seine Dichtungen; es sind aber doch auch in Wirklichkeit keine Schöpfungen, sondern nur sehr treffende psychologische Erklärungen, genau wie Schönbergs Musik im besten Fall, in „Pierrot lunaire“. (...)

Muralto-Locarno Villa Rossa. 2 marzo 1918. Carissimo e stimato amico! (...) Nella Sua ultima missiva mette il dito nella mia piaga aperta. Kokoschka e Schönberg crescono sullo stesso ramo. I drammi di Kokoschka li conosco già da parecchi anni, e anche allora sebbene fossi ancora insicuro, mi riempirono di cruccio. Ma una cosa va chiarita una volta per tutte: colui che non abbia ancora chiara la propria sessualità, tanto da farne il fulcro pseudo-spirituale del proprio creare, - chi dunque non abbia ancora elaborato il proprio erotismo (parlo solo dell'opera) - non ha il diritto di erudire il mondo. Naturalmente K. [okoschka] dimostra mille volte più talento come pittore che come poeta; in realtà i suoi quadri non sono nemmeno creazioni, ma solo spiegazioni psicologiche ben azzeccate, proprio come la musica di Schönberg nel migliore dei casi, nel "Pierrot lunaire". (...) (la traduzione è mia)

6.4.2018

Il carteggio Rubiner-Busoni

L'intenso scambio epistolare tra Rubiner e Busoni attesta un‘amicizia improntata all’affinità intellettuale, alla confidenza e alla stima profonda.

L'interesse per questa corrispondenza privata risiede nella varietà dei motivi trattati e nel valore dei giudizi espressi in materia musicale e letteraria che rivelano l’attitudine di Rubiner di critico culturale.

Le lettere, scritte in tedesco e ordinate cronologicamente, offrono un insieme di preziosi spunti di riflessione, di commenti sulla situazione politico-sociale ed economica del tempo, di notazioni autobiografiche che permettono di accedere a conoscenze inedite (la data di nascita di Rubiner), di aneddoti, di osservazioni di costume locale (sulla Svizzera) e di spunti polemici riguardanti l’attività di Rubiner presso l’editore Cassirer, cioè la sua difficoltà di poter imporre un concetto editoriale più moderno che potrà realizzare in seguito presso la casa editrice Kiepenheuer.

Non mancano le citazioni letterarie, sia in tedesco che in italiano (Busoni, Goethe e Dante) e anche momenti di carattere più intimo e familiare, come lo scambio di suggerimenti e punti di vista sulle opere di autori condivisi, e di auguri in occasione del compleanno di Busoni, che ci offrono l’occasione per approfondire la personalità di Rubiner e i suoi interessi particolari per la cabala e l’astronomia.

28.3.2018

Il carteggio Rubiner-Busoni: incipit e formule di chiusura

"Lieber und geliebter Herr Ferruccio Busoni!", "Lieber Ferruccio", "Lieber und verehrter Ferruccio": Rubiner si rivolge a Busoni usando sempre la forma di cortesia anche quando il contenuto delle lettere si fa più intimo e personale. Il tono deferente dello stile epistolare trova la sua spiegazione nella profonda devozione che Rubiner nutre nei confronti di Busoni, visto come una guida spirituale per la sua grande dignità artistica e umana. Per quanto riguarda gli incipit delle lettere gli aggettivi “lieber” e “verehrter” precedono l‘appellativo di riguardo più ricorrente „Herr“ oppure il più confidenziale „Freund“. Altre varianti sono il più ossequioso „Hochverehrter“ usato nelle prime due lettere quando iniziano i primi contatti epistolari, “Geliebter Herr” e “Bester Freund”. Molti sono gli incipit “aggettivali” - Sehr lieber! Lieber verehrter! Lieber und verehrter! Lieber! - ai quali non fa seguito il cognome - alterna appellativi formali ad appellativi più confidenziali, e con “Carissimo amico”, il diminutivo “Carino”, “Egregio amico” e “Carissimo Ferruccio” fa uso di formule di apertura che rendono omaggio alla lingua italiana.

Con il titolo dal sapore provenzale "Messer Ferruccio" è evidente il rimando ai trecentisti toscani, soprattutto a Dante, che Rubiner aveva letto e che nelle lettere a Busoni cita più volte.

Altri appellativi usati sono “Lieber Herr Busoni und Freund Busoni” e “Mein sehr teuerer Freund“, e una sequenza di attributi virtuosi come „Helfer“, „Berater“ e „gütig Abwartender“, accompagnati dall’amichevole „Freund“, esprime la grande venerazione che Rubiner aveva verso Busoni.

Con le formule di chiusura, così come per quelle introduttive, l’ossequiosità iniziale dell’espressione di commiato “Mit vorzüglicher Hochachtung “ sfuma verso toni più confidenziali, ma sempre molto riverenti. L'aggettivo „ergeben“ che accompagna la firma e i saluti „Grüssen“, e l’aggettivo „dankbar“ che è posto davanti alla firma e al sostantivo „Händedruck“ esprimono in alternanza con i sostantivi „Verehrung“, „Umarmung“, „Freundschaft“, „Liebe“ e „Dankbarkeit“, il tono amichevole di un rituale di congedo di forte valenza espressiva.

Da notare è anche la ricorrenza dell’aggettivo superlativo „herzlichst“, usato anche nella forma avverbiale, e „herzlich“ davanti a „Grüssen“, „Händedruck“, „Umarmung“ e „Freundschaft“.

Compare anche l’espressione amichevole di commiato “auf bald”.

Tra le formule conclusive, che sottolinenano con una certa frequenza il cerimoniale dell‘abbraccio, come “Ich umarme Sie”, “Seien Sie umarmt”, „Seien gegrüsst, geliebt und umarmt“, „… um Sie zu umarmen“, e „ seien Sie vielmals gegrüsst und umarmt“, le espressioni „Ich falle in Ihre Arme“ e „Ich schliesse Sie, Freund, in meine Arme“ rappresentano tutta la suggestività di un finale da opera teatrale.

I saluti di congedo sono rivolti anche alla moglie di Busoni, Gerda: “Nun möchte ich Frau Gerda soviel Handküsse geben …“, „Seien Sie und die liebe Frau Gerda … gegrüsst“, „Und darf ich nun Frau Gerda die Hand küssen“, „Und nun umarme ich Sie und die liebe Frau Gerda …“, „ … und küsse ich Sie und Frau Gerda!“ e ai figli di Busoni chiamati familiarmente con i diminutivi „Lello“ e „Benni“.

Le prime lettere da Berlino

Halensee - Berlin, d.[er] 15. I. 1910 - Johann Georgstr. 24. Hochverehrter Herr! Ich erlaube mir, Ihnen meinen Aufsatz über Ihre Musik-Aesthetik zu übersenden. Hoffentlich missfällt er Ihnen nicht allzusehr. Von einem so furchtbar aufregenden Buch konnte ich nur in der allerkühlsten Form sprechen. Mein Aufsatz hat demagogische Absichten, das gebe ich offen zu. Das heisst, er soll den Kreisen gebildeter Nichtmusiker anregende Stimmung für die Lektüre geben. Bei den wirklichen …. (etwas fehlt) (auf der gleichen Seite links) Italienisch, sondern bloss mit blöden Augen Musik machen. Es wäre sehr schön, wenn ein bedeutender Mann einiges zur Diskreditierung der Musik und der Musiker unternähme, damit die verblödeten Leute mal merken, wenn wirklich was menschlich Bedeutsames geschieht. Dies meine Privatmeinung, die ich mir erlaubte Ihnen mitzuteilen, da ich für musikalische Angelegenheiten sonst nicht die geringsten Ambitionen habe. Mit vorzüglicher Hochachtung Ihr sehr ergebener Ludwig Rubiner.

Halensee - Berlino, 15 1 1910. Johann Georgstr. 24. Stimatissimo signore! Mi permetto di inviarLe il mio saggio sulla Sua Estetica Musicale. Spero che non Le dispiaccia troppo. Di un libro così terribilmente emozionante non ne potevo parlare che nella forma più distaccata possibile. Il mio saggio ha intenzioni demagogiche, lo confesso apertamente. Vale a dire, vuole fornire ai circoli di non-musicisti eruditi un'atmosfera stimolante per la lettura. Nei veri ...(manca qualcosa) (A sinistra sulla stessa pagina) Italiano, bensì fanno musica solo con occhi stupidi. Sarebbe molto bello se una persona eminente intraprendesse qualcosa per screditare la musica e i musicisti, affinché la gente inebetita si accorgesse quando avviene qualcosa di veramente significativo per l'essere umano. Questa la mia opinione personale che mi permetto di comunicarLe, visto che in questioni musicali non ho le benché minime ambizioni. Con distinta stima il Suo devotissimo Ludwig Rubiner. (la traduzione è mia)

L’occasione che spinge Rubiner a entrare in contatto epistolare con Busoni (lettera del 15 gennaio 1910 - Berlin-Halensee) è l’invio della sua recensione dell'Estetica Musicale. Secondo Rubiner i critici berlinesi non avevano riservato all'artista il giusto riconoscimento, pertanto intende tributare a Busoni un solenne encomio:

"Dieses Buch liest man mit überraschtem Mitgefühl über seine zukunfttragenden Werte, die der heutigen Generation soeben selbstverständlich wurden." (Ferruccio Busonis Musikästhetik, 1910)

"Si legge questo libro con empatia mista a sorpresa perché anticipa i valori futuri, a cui la generazione odierna si sta appena abituando." (la traduzione è mia)

Rubiner è ancora studente quando Busoni a Berlino e a Weimar è impegnato nella promozione della musica contemporanea e straniera, pertanto non si può non scorgere nel tono deferente dei primi contatti epistolari, il rispetto del giovane ed entusiasta critico letterario per l’opera di una personalità artistica di grande spessore umano e culturale. Nel 1910 Rubiner recensisce il testo teorico di Busoni "Entwurf einer neuen Ästhetik der Tonkunst" pubblicato a Trieste nel 1907, con una critica dal titolo "Ferruccio Busonis Musikästhetik" apparsa sulla rivista “Der Demokrat” e in seconda edizione su “Die Gegenwart”: esprime nei suoi confronti un giudizio positivo e stabilisce con il compositore una perfetta coincidenza di opinioni, condividendone la convinzione che l’opera richieda “die vollendeste Opferung der Persönlichkeit”, "il sacrificio più compiuto della personalità" (la traduzione è mia). L’ammirazione per Busoni è espressa anche nell’articolo "Tröster" scritto in occasione del suo 50° compleanno e pubblicato nel 1916 sulla rivista espressionista “Die weißen Blätter” diretta da René Schickele dal 1915 fino al 1919.

Le lettere dalla Svizzera: Zurigo, Locarno e Spiez

Alle prime lettere da Berlino, seguono una cartolina postale da Parigi del 1913, il nucleo più cospicuo dalla Svizzera (Zurigo-Locarno-Spiez) degli anni 1916-1917-1918, e le ultime sei lettere da Berlino del 1919, un anno prima della sua morte.

Dal 1910 al 1912 Rubiner collabora a „Pan“ a cui Alfred Kerr dal 1911 infonde un carattere morale e politico e che annovera tra i suoi fautori anche Busoni. L’ultima collaborazione alla rivista pacifista “Die weißen Blätter” non lascia dubbi sulla posizione politica di Rubiner. Egli appartiene a quell’esigua minoranza di scrittori che allo scoppio della guerra sceglie l’esilio volontario per trasferirsi in Svizzera con la moglie Frida Ichak dove rimane fino al 1918. Non si può stabilire con esattezza la data del suo arrivo a Zurigo. Hugo Ball, il promotore del movimento dadaista, annota nel suo diario il 29 maggio 1915:

Ludwig Rubiner ist auch da. Soeben angekommen, traf ich ihn mit seiner Frau beim Café Terrasse.

C’è anche Ludwig Rubiner. Arrivato poco fa, l’ho incontrato con la moglie al “Café Terrasse. (la traduzione è mia)

Hugo Ball si trovava già in Svizzera dove l’anno successivo fonderà con Hans Arp, Tristan Tzara e Richard Hueselbeck il “Cabaret Voltaire”.

A Zurigo R. e la moglie Frida Ichak abitano nella Hadlaubstraße 11. In Svizzera si costituisce in breve tempo una colonia di rifugiati politici. Si tratta di intellettuali la cui solidarietà contribuisce a mantenere viva la spinta rivoluzionaria. Ne fanno parte: Ferdinand Hardekopf, Albert Ehrenstein, Ludwig Berndl (conoscitore di Tostoj), Iwan e Claire Goll, Vera e Charlot Strasser, Stefan Zweig, Fritz von Unruh, Klabund (Alfred Henschke), l‘editore berlinese Cassirer, i pittori e grafici Hans Richter, Christian Schad, Arthur Segal, Hans Arp, Otto van Rees e Franz Werfel grazie al quale Rubiner entra in contatto con il circolo zurighese sorto intorno a Ferruccio Busoni che annovera anche Leonhard Frank, René Schickele e Iwan Goll. Nell’autunno del 1915 Busoni si trasferisce a Zurigo nella Scheuchzerstraße 36, dove vi rimane fino al 1920, diventando il polo di attrazione di una schiera di giovani artisti che vedono in lui uno degli spiriti più aperti del tempo:

Zürich, d.[er] 9. Juni 1916. Hadlaubstr. 11. Lieber Herr Busoni! Vielleicht haben Sie noch in irgend einer dunklen Ecke eine Erinnerung an den enthusiastischen Schriftsteller Rubiner, der in Berlin Sie besuchen durfte. Das bin ich. Ich sah Sie und Ihre Frau Gemahlin schon oft in Zürich, aber ich sprach keinen von Ihnen beiden auf der Strasse an, zunächst, weil Sie mich doch nicht erkannten; und dann weil ich der Meinung war, dass den Krieg Sie so ausserordentlich betrübte, dass am Ende auch nur die Erwartung eines eventuellen Kriegsgespräches Ihnen unangenehm gewesen wäre. Aber hier schicke ich Ihnen eine - leider verspätete - Geburtstagsgratulation. Sie steht in den „Weissen Blättern“ (die Ren[é] Schickele herausgiebt), sie stammt aus meiner Feder und sie heis[s]t „Tröster“. Der Tröster nämlich sind Sie in diesem Krieg für viele Menschen. Denn da ich doch, vor Jahren, einmal in einem entscheidenden Punkte meines Privatlebens begonnen hatte, in Zeitschriften von Ihnen zu schreiben, so wollte ich es in einem entscheidenden Punkte des Weltlebens, jetzt im Kriege, erst recht tun. Und wenn ich Ihnen ein klein wenig Freude mit meinen Zeilen in dieser grauenhaften Zeit gemacht habe, dann will ich mich für einen anständigen Menschen halten! Mit den ergebensten Grüssen Ihr Ludwig Rubiner.

Zurigo, 9 giugno 1916. Hadlaubstr. 11. Caro signor Busoni! Chissà se in qualche angolo recondito della Sua memoria conserva ancora il ricordo dello scrittore entusiasta Rubiner che a Berlino si compiacque di renderLe visita. Quello sono io. Più di una volta L'ho vista insieme alla Sua signora consorte per le strade di Zurigo, tuttavia senza rivolgere la parola a nessuno dei due, innanzitutto perché Lei non mi avrebbe riconosciuto e poi perché ritenevo che alla fine, anche solo l'eventualità di far cadere la conversazione sulla guerra, avrebbe finito per aggiungere un senso di disagio alla Sua già grande afflizione. Colgo l'occasione per inviarLe gli auguri di compleanno - anche se in ritardo. Si trovano sui "Weissen Blätter" (editi da Ren[é] Schickele), recano la mia firma e il titolo "Consolatore". Vale a dire, Lei è il consolatore per molti di noi in questa guerra. Come un giorno di anni fa, in un momento decisivo della mia vita, iniziai a scrivere di Lei su riviste, tanto più ho inteso farlo adesso in guerra, in un momento decisivo per la vita del mondo. E se le mie righe Le hanno arrecato almeno un po' di sollievo in questa epoca crudele, allora mi posso ritenere un uomo dignitoso! La saluto devotamente il Suo Ludwig Rubiner. (la traduzione è mia)

28. April 1917. Lieber und verehrtester Herr Busoni! Ihr Brief hat mich mehr erfreut, als Sie vielleicht ahnen. Es liegt so, dass ich Ihnen den Aufsatz schickte, und in aller Bescheidenheit. Ja, fast zitternd, weil ich über manche Dinge nichts anderes heute mehr fühlen, denken und sagen kann, als diese …. (ich weiss es wohl:) Härten. Niemand empfindet das schmerzlicher als ich selbst. Warum ich aber gerade mein Urteil (so oft, und ohne dass Sie es wissen!) in Ihre Hände lege, das rührt daher: Ihnen verdanke ich mehr als anderen Menschen. Und, wie alles wirkliche Leben, kam es nicht mit einem Schlag, sondern hat viele Kristalle und Zellen und Häute an mir gebildet. Ich weiss sogar erst seit dem letzten Vierteljahr ganz klar und in Worten ausdrückbar, welchen ungeheuren Einfluss Sie auf mich ausgeübt haben. Als vor 10 Jahren Ihre Aesthetik erschien, klammerte ich in Bewunderung und Zustimmung mich an Nebendinge. Aber die Hauptsache, die Centralidee Ihres Buches, die ganze divine Realisation Ihres Lebensplanes, - diese nahm ich ganz stillschweigend an, obwohl gerade sie es ist, die in mir während dieser Zeit unablässig geformt hat. Es ist Ihre Idee, in allen wichtigen Lebensdingen sich wie am ersten Tage der Weltgeburt mit unbefangenem Auge vor das Leben zu stellen. So selbstverständlich uns das erscheint: Unerhörterweise war es nicht selbstverständlich, sondern Sie waren der erste, der es mit fassbaren, fühlbaren und anwendbaren Worten öffentlich ausgesprochen hat. Wie alle wirklichen Lebenswahrheiten, ist auch diese ungeheuer einfach. Sie hat in mir Wur[zeln] geschlagen. Und in den paar Jahren, seit denen ich ein wirklich wollender Mensch bin, brach diese von Ihnen als Vorbild aufgestellte Wahrheit in allen möglichen Variationen aus mir. Natürlich wurde sie dadurch fruchtbar, dass sie sich kreuzte und verband mit den persönlichsten Erlebnissen. (Ich werde noch Gelegenheit haben, öffentlich von der wahrhaften Lebensgesetzlichkeit dieser Idee und dem, was ihr zu verdanken ist, Rechenschaft abzulegen.) Es ist jedenfalls so: wäre mir nicht Ihr Centralfeuer der Ästhetik seinerzeit als Geschenk (geradezu!) zugefallen, so wäre ich gewiss heute noch auf vielen Nebenwegen. Den Aufsatz, der Ihnen vorliegt, gab ich vor einem halben Jahr (Oktober 1916) in Druck. Ich bedaure nichts mehr, als dass ich Ihre Verse nicht eher kannte, diese: „Wir wissen, dass wir kommen um zu gehen. „Was zwischen liegt ist dass was uns betrifft!“ Ich könnte mir, mit Ihrer Erlaubnis, gar kein schöneres und concentrierter das Letzte ausdrückendes Motto denken! Heute, wo ich mir über wenigstens einen gewissen Rhytmus in meinem Leben sehr klar geworden, wie, in welcher Art die grosse Wirkung Ihrer Menschenpersönlichkeit auf mein Leben sich vollzogen hat. (...)

28. Aprile 1917. Caro e stimato signor Busoni! La sua missiva mi ha fatto piacere, molto di più di quanto possa immaginare. Il fatto è che io Le inviai il saggio, con tutta modestia. Sì, quasi tremando perché riguardo a certe cose oggi non posso più sentire, pensare e dire che questo ... . (lo so bene:) Temprarsi. Nessuno lo percepisce più amaramente di me. Proprio per questo pongo nelle Sue mani il mio giudizio (molte volte e senza che Lei ne abbia sentore): a Lei devo di più che ad altri. E come ogni vita vera, non è sorto in un colpo solo, ma ha formato su di me molti cristalli e cellule e strati di pelle. Solo in questi ultimi tre mesi ho acquisito la consapevolezza, e trovo le parole per esprimerlo, dell'enorme influsso che Lei ha esercitato su di me. Quando, 10 anni fa, uscì la Sua Estetica, mi tenevo stretto a cose di secondaria importanza con ammirazione e consenso. Ma il punto principale, l'idea centrale del Suo libro, tutta la divina realizzazione del Suo piano di vita, - l'ho accettata tacitamente senza riserve, sebbene sia proprio ciò che costantemente ha preso forma in me in questo periodo. È la Sua idea di porsi davanti alla vita, a tutte le cose importanti dell'esistenza, con occhio imparziale, come il primo giorno della nascita del mondo. Per quanto ci possa sembrare ovvio: è inaudito che non fosse ovvio, anzi Lei è stato il primo a trovare parole comprensibili, sensibili ed efficaci per esprimerlo pubblicamente. Come ogni verità della vita autentica, anche questa è incredibilmente semplice. Ha messo radici dentro di me. E negli anni in cui la mia volontà si è andata rafforzando, la verità che Lei ha propagato come una fonte a cui ispirarsi, mi è prorotta in tutte le possibili variazioni. È naturale che, frammista alle esperienze più personali, abbia dato i suoi frutti. (Avrò ancora l'occasione di dare conto pubblicamente della veridicità della legge vitale di questa idea, e di ciò che a lei si deve.) In ogni modo: se il fuoco centrale della Sua Estetica non mi fosse capitato a suo tempo come un dono (addirittura), percorrerei certamente ancora oggi strade secondarie. Sei mesi fa (ottobre 1916) ho dato alle stampe il saggio che ha di fronte. Rimpiango solo di non aver conosciuto prima i Suoi versi, questi: "Sappiamo che veniamo per andare. Quello che sta nel mezzo è ciò che ci riguarda!" Non potrei immaginarmi motto più bello e più concentrato di questo, se mi consente, per esprimere le cose ultime della vita! Oggi se non altro mi è ben chiaro non solo che la mia vita ha acquisito un certo ritmo, ma al tempo stesso mi è chiaro come, in che modo, sia avvenuta la grande influenza della Sua personalità umana nella mia vita. (...) (la traduzione è mia)

Zeit-Echo e il messaggio della non violenza

Durante il periodo svizzero R. diventa un punto di riferimento per il movimento espressionista e pacifista maturando un umanitarismo politico-sociale, la sua concezione attivistica assume i contorni di una discussione chiarificatrice allo scopo di consolidare tra gli intellettuali esiliati i principi della non violenza e della fratellanza universale. La condanna del militarismo è annunciata da R. nei termini della speranza nella conciliazione tra i popoli in nome dell’Idea. Il programma politico attivistico di R. acquista in questo periodo una maggiore risonanza grazie alla promozione dell’organo pubblicistico progressista “Zeit-Echo” che R. dirige ispirandosi ai principi costitutivi della rivista di René Scickele “Die weißen Blätter”.

“Zeit-Echo” echeggia, usando la definizione di Hans Richter, come Trompete gegen den Krieg, Tromba contro la guerra, e contribuisce a una provocatoria letteratura antimilitarista. R. conferisce alla rivista l’impronta socio-religiosa, recependo il messaggio tolstojano dell’amore per il prossimo e il socialismo etico, promosso da Landauer, e identificando il progresso sociale non con il principio marxista della dittatura del proletariato, ma con la nascita dell’uomo nuovo.

“Zeit-Echo”, pubblicato a Monaco a partire dall’agosto 1914 con il titolo "Kriegstagebuch der Künstler" è diretto da Otto Haas-Heye. La rivista non rivela all’inizio una posizione politica precisa e accoglie contributi di intellettuali favorevoli e ostili alla guerra. Nel 1915 la direzione passa a Hans Siemens che trasforma il diario di guerra in un organo di stampa pacifista.

R. assume la direzione di “Zeit-Echo” nei quattro numeri del 1917, dalla metà di maggio fino alla metà di settembre, in collaborazione con Albert Ehrenstein e il grafico Hans Richter, che correda la rivista di illustrazioni. Il luogo di pubblicazione viene trasferito da Monaco a Zurigo per sfuggire al pericolo della censura. “Zeit-Echo” diventa pertanto la rivista d’esilio antimilitarista con la quale l’autore diffonde gli ideali di Mitmenschentum, animati da un forte sentimento di solidarietà e di comprensione per i destini individuali.

Con il titolo "Revolutionstage in Rußland" R. pubblica su “Zeit-Echo” il carteggio tradotto dal russo che Tolstoj tiene nell’ultimo periodo della sua vita con gli amici più intimi. Alla fine del carteggio riporta le parole di Busoni tratte dall’Estetica Musicale:

Beginnt jedesmal, als ob ihr nie begonnen hättet!

Iniziate ogni volta come se non aveste mai iniziato! (la traduzione è mia)

Il tono evangelico riecheggia il messaggio cristiano di Tolstoj. R. intende provare come il cameratismo tra gli intellettuali esprima in primo luogo un sentimento di partecipazione rivolto a un comune fine ideologico.

Le ultime lettere da Berlino

Il 24 dicembre 1918 R. lascia la Svizzera per ritornare a Berlino, passando per Monaco. La pressione esercitata dalle autorità svizzere e consolari provoca la partenza immediata dei coniugi Rubiner dalla Svizzera. Lo stato maggiore generale sospettava che il circolo venutosi a creare intorno a loro fosse la sede centrale della rivoluzione internazionale. Indiziati per attività sovversiva e per spionaggio, sono tenuti sotto costante sorveglianza, pedinati e subiscono la perquisizione domiciliare, ma non vengono trovati capi di imputazione a loro carico. Tuttavia già durante l’esilio stabiliscono contatti con i rappresentanti del movimento anarchico a Monaco, Rubiner con il poeta Erich Mühsam e la Ichak con il comunista Max Levien.

Sebbene orientata a un’azione politica diretta nel suo ruolo di militante comunista, l’influsso esercitato dalla Ichak sul marito non supera l’ambito letterario. Insieme collaborano a importanti opere di traduzione, iniziando nel 1910 con i racconti di Gogol e proseguendo con il diario di Tolstoj e con i romanzi e i racconti di Voltaire. Nel 1917 la Ichak pubblica su “Zeit-Echo” un saggio pacifista "Ferne Länder", la traduzione del racconto di Tolstoj "Der Fremde und der Bauer" e nel 1920 sulla rivista „Der Gegner“ l’articolo "Proletarische Bühne in der bürgerlichen Gesellschaft" con cui rende manifesto il suo distacco ideologico dal marito, condannando la convinzione degli scrittori espressionisti di voler combattere per la causa del proletariato con l’unica arma dell’educazione dello spirito. La sua concezione del consolidamento politico ed economico della classe operaia è inconciliabile con l’apoliticità della visione espressionista.

Il manifesto "Nach Friedensschluß", con cui si apre il numero di giugno di “Zeit-Echo”, definisce non solo l’impostazione di base data da R. alla rivista, ma anche la sua posizione politica. Egli sanziona con questo programma la sua appartenenza al socialismo etico di Landauer. Rubiner che conosceva le teorie politiche di Lenin e di Trotzki, rafforza la sua avversione al materialismo storico, condannando il marxismo per il suo rigido carattere settario che schematizza la rivoluzione riducendola nei termini dell’antagonismo tra le classi.

Il socialismo, cui egli mira, rifiuta l’unilateralità dell’ideologia dei partiti politici che implica l’identificazione dell’uomo con le lotte sindacali. Egli condivide con Landauer il giudizio sul proletariato: la classe operaia accetta passivamente il principio della lotta di classe e la socializzazione dei mezzi di produzione. La speranza riposta da Rubiner nelle potenzialità di una massa che possa trascendere la rivoluzione politico-sociale fine a stessa, è alimentata dalla rivoluzione contadina russa del 1917, ma svaluta il marxismo contrapponendovi i principi del socialismo. Il socialismo, superando i limiti dell’ideologia limitata alle classi, prefigura la nascita di una coscienza umanitaria. L’antagonista non è l’esponente del partito opposto, ma chiunque all’interno del medesimo consorzio incarni il principio di autorità.

Alla limitatezza del programma sindacale Rubiner contrappone pertanto la portata e l’ampiezza di un socialismo concepito come “ERDBALLGESINNUNG”, un modo di pensare e di sentire planetario. L’intensità del sentimento e non più, quindi, la produttività rivela l’energia creativa dell’uomo.

All’indomani della caduta dell’impero guglielmino la situazione politica maturata intorno al 1919 è caratterizzata dal tentativo di rinnovare la società tedesca in senso repubblicano con le rivoluzioni scoppiate dapprima a Monaco, in seguito alla quale viene proclamata la repubblica sociale e democratica di Baviera, guidata da Kurt Eisner, e poi a Berlino. I fermenti democratici che dilagano in Germania negli anni successivi alla prima guerra mondiale vedono lo schieramento di due forze contrapposte: la politica moderata del nuovo governo costituitosi il 9 novembre 1918 con la proclamazione della Repubblica di Weimar e lo spartachismo che si propone di guidare il proletariato verso un processo rivoluzionario. Gli spartachisti convinti che il conflitto mondiale abbia segnato una nuova epoca storica nell’evoluzione del movimento operaio internazionale, si orientano fin dall’inizio verso la ricostruzione su basi rivoluzionarie della socialdemocrazia, rifiutando pertanto la politica del partito maggioritario schierato a sostegno del militarismo.

Lo spartachismo nasce con la collaborazione nel 1915 dei capi riconosciuti Karl Liebknecht e Rosa Luxenburg al gruppo di opposizione “Die Internationale” e al periodico “Spartakusbriefe”, pubblicato dal gennaio 1916 e firmato Spartaco, da cui deriva la denominazione ”Spartakus Bund”, Lega di Spartaco. Le proposte innovatrici avanzate dagli spartachisti convergono nella fondazione nel dicembre 1918 del partito comunista tedesco - Lega di Spartaco.

L’adesione di Rubiner al partito comunista, riportata dalla critica ufficiale, è confutata in linea di principio da un giudizio negativo espresso sulla politica che egli definisce “Schwindelspecialität” (lettera del maggio 1917), "specialità dell'imbroglio" (la traduzione è mia) e, sul piano pratico, dal suo rifiuto di collaborare con la casa editrice Cassirer, l’organo pubblicistico del partito socialista indipendente (U.S.P.):

(...) Erstens ist der Verlag Cassirer ein politischer Verlag. Er bekommt seine Druckaufträge z.T. von der Regierung, die sie nur des Buchhandels wegen mit der Marke dieses Verlages herausgeben liess. Zweitens aber ist er ein noch mehr politischer Verlag insofern, als er auch noch der geistige Unterstützungsverlag der sog. „Unabhängigen socialistischen Partei“ ist, und er ist also ein politischer Parteiverlag, dermassen, dass alles was heute (…) im Verlage Cassirer erscheint, automatisch als zugehörig zur „U.S.P.“ (unabhäng. soc. Part.) gerechnet wird. (…) Nun gehöre ich erstens dieser Partei nicht an, (wie keiner Partei!) und zweitens, selbst wenn ich ihr angehören wollte, müsste ich mir doch das Recht wahren, dies nach meinem eigenen Willen tun zu können, nicht aber auf Grund eines schlechten und ausbeuterischen Verlagsvertrages mechanisch als Glied dieser Partei zu gelten! (…) So verliess ich das Haus mit dem Entschluss, meine Beziehungen zum Verlage Cassirer zu lösen. (...) (Berlin, der 15. März 1919)

(...) In primo luogo la casa editrice Cassirer è una casa editrice politica. Riceve gli incarichi di stampa in parte dal governo che li fa pubblicare con il marchio di questa casa editrice solo per il commercio librario. In secondo luogo è una casa editrice alquanto politica in quanto rappresenta l’organo di sostegno intellettuale del cosiddetto “Partito socialista indipendente”, ed è, allora, una casa editrice di partito talmente politica che tutto quello che oggi (…) esce presso la casa editrice Cassirer, viene considerato automaticamente appartenente al “P.S.I.” (Partito socialista indipendente). (…) Primo, non appartengo a questo partito (come a nessun partito!) e, secondo, anche se volessi farne parte, dovrei difendere il mio diritto di poterlo fare a modo mio, e non di passare automaticamente per membro di questo partito in base a un contratto editoriale svantaggioso e da sfruttamento! (…) Così lasciai l’edificio con il proposito di troncare i rapporti con la casa editrice Cassirer. (...) (Berlino, 15 marzo 1919) (la traduzione è mia)

Nell'originale sia il sostantivo „Partei“ che l'aggettivo „politischer“ sono sottolineati per esplicitare il concetto chiave del rifiuto della collaborazione.

Sorta a Weimar nel 1909 la casa editrice Kiepenheuer si occupa fino alla prima guerra mondiale della conservazione del patrimonio culturale classico, trascurando la letteratura dei giovani scrittori emergenti. Verso la fine del 1918 Kiepenheuer trasferisce la sede a Potsdam. Rubiner inizia la nuova attività, pubblicando per la seconda volta il saggio programmatico "Der Mensch in der Mitte", in prima edizione due antologie "Kameraden der Menschheit" e "Die Gemeinschaft" e il dramma "Die Gewaltlosen". Il suo punto di partenza è di modificare il programma editoriale conservatore del periodo bellico, ispirandosi all‘orientamento socio-culturale di “Zeit-Echo”. Egli intende pertanto proseguire il percorso ideale indicato con il suo organo di stampa per affermare di nuovo il ruolo che lo spirito assume nell’elaborazione dell’azione rivoluzionaria.

Durante il periodo del governo rivoluzionario comunista a Monaco di Baviera, Rubiner alloggia nel quartiere berlinese di Schöneberg, nell’antica abitazione di Busoni in Viktoria-Luise Platz 11, e inizia l’attività come lettore presso la casa editrice Gustav Kiepenheuer. Da Berlino scrive a Busoni tre lettere il 15, il 30 marzo e l‘11 aprile 1919.

Frida Ichak-Rubiner svolse un ruolo decisivo nella commissione di propaganda e del traffico della repubblica monachese e fu arrestata dopo la sconfitta del movimento rivoluzionario. Il 9 aprile 1919 anche il grafico Hans Richter arriva a Monaco e partecipa al comitato d’azione degli artisti rivoluzionari.

25.3.2018

Gli opali indiani

"Classici da (ri)scoprire": è uscita la traduzione in italiano del romanzo poliziesco di Ludwig Rubiner "Gli opali indiani" presso La Bottega del Traduttore. La traduzione è curata da Roberta Fausta Ilaria Visone.

6.7.2017

Buckeljucker

Ho scelto di tradurre Buckeljucker con "grattaschiena" cercando di rendere l’idea sia di der Buckel = il groppone, la groppa che di jucken = prudere, das Jucken = prurito. Con grattaschiena si intende ironicamente la frusta.

"Es gibt große Stunden...". L'accenno alle "occasioni grandi", nel dramma "I non violenti", rimanda probabilmente al romanzo di Friedrich Hölderlin "Hyperion oder der Eremit in Griechenland" (1797) - "Iperione o l’eremita in Grecia"

Hyperion an Bellarmin: Es gibt große Stunden im Leben. Wir schauen an ihnen hinauf, wie an den kolossalen Gestalten der Zukunft und des Altertums, wir kämpfen einen herrlichen Kampf mit ihnen, und bestehn wir vor ihnen, so werden sie, wie Schwestern, und verlassen uns nicht.

Der Offizier (Vierter Akt, Fünfzehnte Szene): Mit dir bleibe ich allein. Mit dir grabe ich die Erde. Mit dir in der Arbeit der Hände weiß ich nichts mehr von den Strömen der Vergangenheit. Auf der harten Erde schaffen wir von Jahreszeit zu Jahreszeit. Auf engem Raum, fern von großen Stunden. Klein und unscheinbar sind wir geworden. Vergessen vom Morgenreich, an dem wir schufen.

30.6.2017

Conoscere Berlino attraverso una storia poliziesca del 1910

Sulle tracce dello scrittore per visitare Berlino. Il lettore del romanzo "Gli opali indiani" si trasforma in visitatore dei luoghi storici della capitale tedesca: Potsdamer Brücke, Friedrichstraße, Oranienburger Tor, Kranzlerecke, Siegessäule, Siegesallee, Potsdamer Straße, Potsdamer Platz, Leipziger Straße, Unter den Linden, Tiergartenstraße. Una lettura di viaggio da non perdere!

7.5.2017

La traduzione in italiano del dramma "Die Gewaltlosen" - "I non violenti"

La traduzione del dramma è in fase di elaborazione.

7.3.2017

Eine europäische Anschauung: come un'eco nel tempo

Rubiner era un europeo convinto. "Europeismo" significa superamento del nazionalismo. vd. "Società europea" (Zeit-Echo 1917). Nel 1917 aveva auspicato gli Stati Uniti d'Europa, rifiutando categoricamente il nazionalismo. 1) progetto europeo, 2) utopia politica, 3) patria comunitaria rappresentano il fulcro della sua visione del mondo.

3.3.2017

Rubiners Geburtsdatum zweifelsfrei geklärt

In meiner Dissertation habe ich mich an die Angaben von Wolfgang Haug und Klaus Petersen gehalten. Damals hatte sich gezeigt, dass die Forscher sich nicht ganz einig über Rubiners Geburtsdatum waren.

Der Briefwechsel zwischen Rubiner und Busoni gibt nun Aufschluss: im Brief vom 29.3.1918, den er aus Muralto (Locarno) an Busoni schrieb, heißt es:

Ich bin am 12. Juni geboren und habe zweimal im Leben Geburtstag zu Pfingsten gehabt.

Die Zweifel um den Geburtstag Rubiners sind damit endgültig beseitigt.

18.8.2016

Nikola Tesla (1856-1943), Houdini (1874-1926) und die Kriminalsonette (1913)

Rubiner hat Ereignisse aus der damaligen Zeit in traditionellen, lyrischen Formen, wie z.B. zum Sonett (Vierzeiler-Vierzeiler-Terzine-Terzine) verarbeitet.

Die wissenschaftlichen Erfindungen des Physikers Nikola Tesla werden zum Thema des Gedichts "Die Hinrichtung":

DER FREUND sitzt im Gefängnis von Sing-Sing.

Der Priester kommt, der ihn zum Tod bereitet.

Er wird auf den Elektrostuhl geleitet,

Da man ihn jüngst bei einem Morde fing.

FRED, der als Techniker zur Rettung schreitet,

Ist am Zentraldynamo in Verding.

Er transformiert durch einen Tesla-Ring

Den Wechselstrom, daß er vom Körper gleitet.

Der Henker knipst, bis er die Platze kriegt.

Der Freund summt sich ein Walzerlied in Moll;

Als der Plafond lautlos in Splitter fliegt.

Von oben saugt die Vacuum-Maschine,

Und schlürft den Freund mitsamt dem Protokoll.

Im Blau verschwinden gelb zwei Zeppeline.

Die Entfesselungs-Darbietung des Zauberkünstlers Houdini (1874-1926) wird zum Thema des Gedichts "Der Kettensprenger":

Houdini ringelt sich aus seinen Ketten.

Das Zuchthausgitter auf der Bühne bricht.

FRED, im Parkett mit höhnischem Gesicht

Beginnt die Handgelenke einzufetten.

Als Amateur steigt er ins Rampenlicht.

DER FREUND entriert nie dagewesne Wetten.

Fred knickt die Stäbe durch wie Zigaretten:

Die Welt durchfliegt der Sensationsbericht.

Fred mietet in New York ein Variété.

Am Eingang, wo sich stets die Menge rauft,

Steht schon am frühen Morgen: "Ausverkauft".

Houdini stürzt sich in den Bodensee.

Krupp-Essen laboriert im Prüfungssaal,

Und sucht verzweifelt einen neuen Stahl.

27.6.2016

Zwei Grundkonzepte: Ideologie und Utopie. Warum? Die Ideologie spiegelt das wirtschaftliche, soziale und politische Leben der damaligen Zeit (proletarische Forderungen) wider, die Utopie stellt den visionären Aspekt dar. Rubiner war ein Visionär.

Die humanistische, antimaterialistische und mystische Weltanschauung bildet die Basis seiner utopischen Konzeption.

Die Utopie stellt sich als dialektische Spannung dar, die zum kulturellen Umdenken und zum Wiederaufleben einer verlorengegangenen Idealwelt beitragen soll. Die Utopie stellt das Grundkonzept für eine bessere zukünftige Gesellschaft dar.

Und mehr:

Die Utopie ist eine revolutionäre Idee und bedeutet sowohl einen Bruch mit der Vergangenheit und der Tradition als auch einen Bruch mit der Gegenwart und den engen Grenzen der bürgerlichen Gesellschaft.

Die Freiheit des Denkens: die Utopie als Drang des menschlichen Denkens weit über das Vorstellbare hinauszugehen – über das Dasein – um sich frei von festgelegten Kategorien zu entfalten.

Die Utopie als Sieg des freien Geistes über die Tyrannei der Macht, die im weiteren Sinn als Unterdrückung gemeint ist.

Die Utopie als Projektion in die Zukunft, die Utopie als Sozialprojekt in erster Linie europäisch und folglich universell. Rubiner übt Kritik an den politischen und wirtschaftlichen Zuständen seiner Zeit und fördert den Einzelnen und die Gesamtheit bei der Entwicklung des menschlichen Zusammenlebens, das von sozialer Verantwortung geprägt ist.

Die Utopie als Suche nach einem Idealgesetz, das die politische Sphäre und die öffentlichen Institutionen regeln sollte, als Suche nach einem Moralgesetz, auf dem sich die „Gemeischaft“ von freien, nicht assimilierten Individuen stützt. Die Menschen werden zu Schöpfern ihres eigenen Lebens und Miteinanderlebens.

Die Utopie als Ideal der menschlichen Perfektibilität, als Drang zur moralischen Vervollkommnung unserer Selbst: der Mensch wird für fähig gehalten, sich selbst zu erziehen und weiterzuentwickeln, wenn er sich in einem bestimmten Kontext befindet.

Die Utopie als Feststellung eines neuen Gesichtspunktes, einer neuen Sichtweise der Welt, als Wendepunkt: die Veränderung des Menschen ist die Voraussetzung für die Veränderung der Gesellschaft und der Politik. Ein Paradigmenwechsel ist im Gange: die politische und soziale Tätigkeit profiliert sich grundsätzlich als moralische Pflicht, als pädagogisch-kulturelle Praxis, die nach dem Erwachen des Menschen strebt.

Die Utopie als Glaube an die planetarische Revolution. Der kosmische Vitalismus des amerikanischen Dichters Walt Whitman und die moralisch-philosophische Lehre Tolstois stellen den Anhaltspunkt seiner utopischen Anschauung dar; Rubiner verbindet das neue Pathos, das das ganze Universum im Sinne von W.Whitman durchdringt, mit dem ethischen Sozialismus, der auf die universelle Bruderschaft und die Nächstenliebe im Sinne Tolstois baut.

Tolstois Theorien prägen den Begriff von “Gemeinschaft”, die das freie Miteinanderleben der Menschen darstellt. In diesem Begriff gehen die Prinzipien der Gewaltlosigkeit, des ethisch-religiösen Sozialismus und der moralischen Selbstvervollkommnung des Menschen ein. Mit dieser Auffassung lehnt er strikt das kapitalistisch-industrielle System und den wirtschaftlichen Sozialismus ab, die dem Menschen und seinen Bestrebungen nicht gewachsen sind.

In dieser Vision liegt die Priorität sowohl auf dem Menschen – Der Mensch in der Mitte! – der sich seiner Entwicklung bewusst ist, als auch auf seinem Reifungsprozess in der Zeit, der zum Erwachen seiner intuitiven Einsicht hinführt. In der Gemeinschaft wird der Mensch dazu getrieben, sich seiner spirituellen Seite bewusst zu werden; der Mensch wird nicht nur als irdisches, biologisches Geschöpf betrachtet, der zufällig ins Leben gerät, sondern hauptsächlich als kosmisches Wesen. Der Mensch in der Mitte des Kosmos ist sich seiner Transzendenz und seinem schöpferischen Willen bewusst. Siehe diesbezüglich auch den Abschnitt: Rubiner und Chagall waren befreundet.

In seiner utopischen Auffassung geht auch die Licht-Symbolik ein, die das Losgelöstsein des Menschen von materiellen Zwängen und seine geistige Entwicklung zum Ausdruck bringt. Siehe diesbezüglich auch den Abschnitt: Rubiner und Chagall waren befreundet.

Die Utopie von Politik: der Politiker findet seine Berufung und wird zum „politischen Dichter“, der imstande ist, über seine eigenen Interessen zu blicken und sich für die öffentliche Sache einzusetzen. Das öffentliche Tun des „politischen Dichters“ wird in Zusammenhang mit höheren, moralischen Werten gebracht, er setzt sich für das Gute und die Gerechtigkeit der Menschen ein.

Die Vereinigten Staaten von Europa, Mythos oder Wirklichkeit? Die Überwindung des Nationalismus – der Nationalstaaten – und die Schaffung der Vereinigten Staaten von Europa. Siehe diesbezüglich auch den Abschnitt: Rubiner und die Überwindung des Nationalismus = der Europäismus.

15.6.2016

Die indischen Opale: eine Berliner-Kriminalgeschichte mit türkischem Hintergrund. Rubiner lässt die Handlung in Berlin - seiner Geburtsstadt - spielen, in der am Anfang des Jahrhunderts ein bemerkenswerter industrieller Aufschwung und ein technischer Fortschritt begonnen hatten.

Die indischen Opale: ein Begleiter auf Entdeckungsreisen durch Berlin. Die erwähnten Ortsnamen führen den Leser durch das historische Berlin und verweisen auf seine Sehenswürdigkeiten: Potsdamer Brücke, Friedrichstraße, Oranienburger Tor, Kranzlerecke, Siegessäule, Siegesallee, Potsdamer Straße, Potsdamer Platz, Leipziger Straße, Unter den Linden, Tiergartenstraße.

Rubiner verurteilt die Stadt als Ort menschlicher Entfremdung:

Berlin! - Ein Summen, Klirren und Stampfen steigt in die Nacht auf, und das schillernde Netz der Lichter spannt sich über das tönende Dunkel. Licht und Lärm sind untrennbar vereint in dieser gewaltigen Stadt der Arbeit und der Lust; und wenn die Massen durch die geraden Straßen der jungen Großstadt hasten, weiß man nie, ob es zur Arbeit geht oder zu irgendeiner hastigen, schnell beschlossenen, schnell genossenen und schnell erledigten Vergnügung.

5.3.2016

1919 beginnt Rubiner als Lektor beim Verlag Gustav Kiepenheuer in Potsdam zu arbeiten. Zuerst aber landet er im Paul Cassirer Verlag. So schrieb er an Busoni:

"(...) Die Geschichte, wie ich Leiter dieses Verlages wurde, ist aber wiederum seltsam. Ich suchte den Verlag Cassirer auf. Und da erlebte ich den aller, aller, allerschlechtesten Eindruck, den ein Mensch in der Welt bekommen kann. Mir wurde sofort klar, dass wir in der Schweiz alle ganz ungenügend unterrichtet waren. Erstens ist der Verlag Cassirer ein politischer Verlag. Er bekommt seine Druckaufträge z.[um]T.[eil] von der Regierung, die sie nur des Buchhandels wegen mit der Marke dieses Verlages herausgeben liess. Zweitens aber ist er ein noch mehr politischer Verlag insofern, als er auch noch der geistige Unterstützungsverlag der sog.[enannten] „Unabhängigen socialistischen Partei“ ist, und er ist also ein politischer Parteiverlag, dermassen, dass alles was heute (wo die Regierung die diesbezügl.[ichen] Druckaufträge voraussichtlich nicht mehr geben wird, d.[as] h.[eißt] die mehrheitssocialistische Regierung) im Verlage Cassirer erscheint, automatisch als zugehörig zur „U.S.P.“ (unabhäng.[igen] soc.[ialistischen] Part.[ei]) gerechnet wird. So bleibe mir die unerbetene (unlesbar) Berlin kam, grosse Teile meines Voltaire - Aufsatzes aus den „Weissen Blättern“ ohne meine Erlaubnis abgedruckt zu finden in der Tageszeitung „Freiheit“, dem Partei - Organ der Unabh. Soc. Mein Einspruch wurde mit Befremden abgewiesen. Die „Weissen Bl[ätter]“ erschienen im Verlag Cassirer, der Verlag Cassirer sei Parteiverlag, und was da erschiene könne abgedruckt werden. Nun gehöre ich erstens dieser Partei nicht an, (wie keiner Partei!) und zweitens, selbst wenn ich ihr angehören wollte, müsste ich mir doch das Recht wahren, dies nach meinem eigenen Willen tun zu können, nicht aber auf Grund eines schlechten und ausbeuterischen Verlagsvertrages mechanisch als Glied dieser Partei zu gelten! Dies war das eine im Verlage Cassirer. Das andere aber war mein wiederholter Eindruck, dass ein Autor, der im Verlage Cassirer erscheint, zwar gelegentlich ein Honorar bekommt, aber in der Tat zum Vergessen verurteilt ist. In diesem Verlage ist keine Person, die etwas von Büchern versteht, oder sich dafür interessiert. Cassirer ist politisch interessiert, er ist seinem Talent nach ein Bilderhändler ersten Ranges und beschäftigt sich mit dem Verlag überhaupt nicht, er schiebt alles auf Kestenberg ab. Kestenberg ist lediglich für seine Person interessiert, er giebt Musikunterricht, er sitzt in der Volksbühne, er sitzt täglich im Kulturministerium, und er macht auch Fettflecke im Verlag Cassirer - aber seine Tätigkeit besteht darin, seine Person möglichst gut zu sichern."

(Rubiner-Briefe an Ferruccio Busoni sind mir freundlicherweise von Herrn Dr. Laureto Rodoni überreicht worden und von mir originaltreu umgeschrieben worden.)

23.2.2016

Due concetti fondamentali: ideologia e utopia. Perché? L'ideologia riflette la vita economica, sociale e politica del tempo (rivendicazioni proletarie). Il substrato visionario è l'utopia di un umanesimo socialista. Rubiner era un visionario.

Alla base della visione utopica di Rubiner si trova una concezione del mondo umanistica, antimaterialista e mistica.

L'utopia deve essere intesa come la tensione dialettica - generatrice di fermenti culturali innovativi - che miri al recupero di un Luogo Ideale andato perduto. Rappresenta l'Idea regolatrice di una società futura migliore.

E ancora:

L'utopia come concetto rivoluzionario di rottura sia con il passato e la tradizione sia con il presente e i limiti della società borghese.

L'utopia come spinta ad andare oltre l'immaginabile - oltre la realtà esistente - per spingere il pensiero umano verso una totale liberazione da strutture predefinite.

L'utopia come trionfo dello spirito libero sulla tirannia del potere inteso in senso lato come oppressione.

L'utopia come proiezione nel futuro, come progetto sociale prima europeo, poi universale, come azione di critica nei confronti delle istituzioni politico-economiche del tempo, e come guida per il singolo e la collettività con il fine di realizzare la convivenza umana, civile e responsabile.

L'utopia come ricerca di una legge ideale che regoli la sfera della politica, delle istituzioni pubbliche, una legge morale su cui si fondi la "Gemeinschaft", la comunità di individui liberi, non assimilati, creatori del proprio vivere e con-vivere sociale.

L'utopia come ideale della perfettibilità umana, come spinta all'autoperfezionamento morale dell'uomo: l'uomo è ritenuto capace di educare se stesso, e di evolversi, se collocato in un determinato contesto.

L'utopia come affermazione di un punto di vista nuovo, di un nuovo modo di concepire il mondo, come punto di svolta: la trasformazione dell'individuo è il presupposto della trasformazione della società e della politica. Si afferma un paradigma nuovo: l'impegno politico e sociale si profila principalmente come dovere etico, come l'attività pedagogico-culturale che mira alla rinascita dell'individuo.

L'utopia come fede nella rivoluzione planetaria. I punti di riferimento del pensiero utopico di Rubiner sono il vitalismo cosmico del poeta americano Walt Whitman con l'affermazione di un nuovo pathos che pervade tutto l'universo, e la dottrina filosofico-morale di Tolstoj ispirata alla fratellanza universale e al socialismo etico.

Le teorie di Tolstoj influenzano il concetto di "Gemeinschaft" - la libera comunità degli uomini - un concetto in cui Rubiner fa confluire i principi della non-violenza, del socialismo etico-religioso e dell'autoperfezionamento morale dell'individuo. Questa concezione si concretizza in un rifiuto radicale del sistema capitalistico-industriale e del socialismo economico, ritenuti insufficienti a spiegare l'uomo e le sue aspirazioni.

In questa visione la priorità spetta sia all'uomo - Der Mensch in der Mitte! - inteso come soggetto consapevole della sua evoluzione, sia all'esigenza della sua crescita interiore, intesa come l'attenzione posta al risveglio della sua capacità intuitiva. Nella "Gemeinschaft" l'uomo è portato a prendere coscienza della realtà della sua dimensione spirituale; l'uomo non è visto solo come creatura terrena, entità biologica "gettato per caso nella vita" ma soprattutto come entità cosmica - Der Mensch in der Mitte des Kosmos - consapevole delle proprie aspirazioni trascendenti e della propria volontà creatrice. Vd. a questo proposito il paragrafo "Rubiner e Chagall erano amici".

Nella sua concezione utopica confluisce anche il simbolismo della luce con cui intende rappresentare la liberazione dell'uomo dai vincoli materiali e la sua evoluzione spirituale. A questo proposito vd. il paragrafo "Rubiner e Chagall erano amici".

L'utopia della politica come vocazione e del politico come "politischer Dichter", cioè come colui che, trascesi gli interessi individuali ed egoistici, si mette al servizio della causa pubblica, e identificandosi in valori etici più elevati, opera per il Bene e per la Giustizia degli uomini.

Gli Stati Uniti d'Europa, mito o realtà? Il superamento del nazionalismo - degli stati nazionali - e la creazione degli Stati Uniti d'Europa. Vd. a questo proposito il paragrafo: Rubiner e il superamento del nazionalismo = l'europeismo.

29.11.2015

Ein Beispiel von Ekphrase/Ekphrasis (Ekphrase = literarische Beschreibung eines Werkes der bildenden Kunst).

Rubiner und Chagall waren befreundet: Rubiner verwendet die Lichtsymbolik als Sinnbild für immaterielle Kräfte im Menschen und für die Erweckung des Geistes. Das Schweben von Körpern versinnbildlicht die aller Schwerkraft entbundenen Menschen, die wie in einem Chagall-Bild in der Luft hängen. Das Interesse für die Lichtmetaphorik und für das Unsichtbare zeigt den Einfluss der Theosophie und die Beschäftigung des Autors mit dem esoterischen Symbolismus und der Mystik, die in seine Studienzeit zurückreicht.

Rubiner hat die Visionen aus Chagalls Traumwelt in dramatischer Form umgesetzt. In der dreizehnten Szene des ersten Aktes erfährt die sadistische Tochter des Wächters – Anna - die Läuterung der Seele, die sich folgendermaßen ausdrückt: Anna: Mir ist so sanft. Wer bin ich? Ich bin ganz allein. Ich schwebe hinauf, ich fliege, ich bin so leicht. Um mich ist nur weißes Licht. Ich will hinaus in das Licht, hinauf. (aus dem Drama "Die Gewaltlosen")

29.11.2015

Esempio di ecfrasi, cioè di descrizione di un'opera d'arte in un testo letterario.

Rubiner e Chagall erano amici. Rubiner impiega la simbologia della luce come metafora del risveglio dello spirito umano, delle forze spirituali latenti nell'uomo. Il fluttuare dei corpi simboleggia l'essere umano sottratto alla forza di gravità che, come in un dipinto di Chagall, resta sospeso nell'aria. L'interesse per la simbologia della luce e per l'invisibile mostra l'influsso della teosofia, del simbolismo esoterico e della mistica, a cui Rubiner si dedicò durante il periodo universitario.

Rubiner ha trasposto in forma letteraria - il dramma - le suggestioni evocative del mondo di Chagall. Nella tredicesima scena del primo atto la sadica figlia della guardia, Anna, vive una sorta di catarsi-rigenerazione dell'anima, esprimendosi in questo modo: Anna: Mi sento sopraffatta da non so che emozione. Chi sono? Sono sola. Mi libro verso l'alto, volo, sono così leggera. Intorno a me solo luce bianca. Voglio andare nella luce, salire. (dal dramma "I non violenti"). La traduzione del dramma "I non violenti" è in fase di elaborazione.

16.11.2015

Warum, fragt man, nicht der direkte Weg zur Menschheit, warum nicht unmittelbares Bekenntnis, hindernisloses Handhinreichen den Brüdern? Warum der versickernde Umweg über das Ghetto eines neuen Nationalismus?

Perché, ci si chiede, non mettersi in cammino per andare incontro agli uomini, perché non professare una fede immediata, tendere la mano ai fratelli senza forzare la mano? Perché deviare disperdendosi per il ghetto di un nuovo nazionalismo? (la traduzione è mia)

aus dem Aufsatz "Legende vom Orient"

16.6.2015

Un aiuto venuto dal cielo - romanzo epistolare di Barbara Barnini e Patrizia Bichi

Un aiuto venuto dal cielo. Un aiuto venuto dal cielo. Un aiuto venuto dal cielo.

15.6.2015

Eksperimentalnost v Kosovelovi pozni poeziji ali podtalni pritoki »Krvavečega vrelca«

Il saggio sulle fonti ispirative rubineriane nella poesia di Kosovel è stato redatto in lingua slovena dal signor Ravel Kodrič e pubblicato nel giugno 2014 sulla rivista slovena di letteratura comparata Primerjalna knjizevnost. (email del 16.7.2014 a me indirizzata dal signor Kodrič)

3.6.2015

Europäisches Projekt, Politische Utopie, Gemeinsame Heimat: drei Schlüsselwörter in seiner Weltanschauung -

Zu welcher Zeit, wenn nicht jetzt, hatte das Wort Europa seinen tiefsten, aufwühlend nachhallendsten Klang! Niemals schwangen so hellste Erdparadiesbilder in den Wünschen der Menschen, die an Europa dachten. Vielleicht war erst heute, nach der Krisis, Europa möglich. Vielleicht schreitet erst heute - in allzugroßem Inkognito noch - der Europäer vor uns her. Wir Europäer wissen, mehr als andere, daß die Forderung "Europa" die geringste von allen ist. Wir wissen, daß Europäismus ein Zustand ist, der nur die allererste Voraussetzung und selbstverständlich ist für ein Bewußtsein von der Rundung des Erdballs, auf dem überall fühlende, denkende, sprechende Menschen leben. (Europäische Gesellschaft - Zeit-Echo)

In der Zeitschrift des Demeter-Verlags herrscht Anonymität. Ist es möglich, ein Wort auszudenken, das nur etwas von dem Umschüttelnden, von aller Seligkeit dieser real erfüllten Utopie mitteilen könnte? Es gilt zu überzeugen, daß ein Jahrhundert, dessen Aufgabe war, uns Eßnäpfe, Einheitsstiefel, Wagnerpartituren herzustellen, nicht mehr als ein Hindernis für den Geist besteht. Wie soll man es mitteilen, wie soll man andere zum Schreck und zum Entzücken bringen? In einer neuen Zeitschrift herrscht die Anonymität: das heißt, es herrscht nach einem Jahrhundert wieder die Verpflichtung und die Beziehung. (Die Anonymen)

Die Gemeinschaft als geistige Heimat . (Die Gemeinschaft - Dokumente der geistigen Weltwende)

15.5.2014

Zwei Porträts von Rubiner

Die holländische Künstlerin Adya van Rees-Dutilh (Rotterdam 1876 - Utrecht 1959) hat 1913 Ludwig Rubiner porträtiert. Rubiners Porträt wird im Gemeentemuseum in Den Haag aufbewahrt. Rubiner-Porträt von Adya van Rees.

Der ungarisch-französische Maler Alfred Reth (Alfred Roth, Budapest 1884 - Paris 1966) hat 1912 Rubiner porträtiert. Rubiner-Porträt von Alfred Reth.

19.1.2014

Órgano

Una revista carece hoy de cualquier sentido vital. Ha devenido un medio de conversación, como hace cien años lo era el diccionario. Pasatiempo con contemplación. Pero lo escrito, dibujado, impreso tiene solamente valor, cuando su formulación es extrema necesidad; cuando es tan imprescindible, que irrita mediante el arrojo de la frase hecha; cuando a su productor le es tan importante el darse, que no recula ante la sencillez de la vulgaridad. O sea lo contrario de bibliofilia. Una revista tiene además, en el mejor de los casos, la mala suerte de ostentar un carácter bibliófilo, de no ser inmediata. Concedido. Pero precisamente el contenido, el valor, lo espiritual, la palabra, que obliga a los hombres a elegir incondicionalmente, debe distribuirse entre los hombres de la manera menos mediata, más directa posible. El ideal es: el volante, el papelucho que carece totalmente de valor bibliotecario, el trozo de papel sencillamente impreso, que uno se pone en el bolsillo. O uno lo arroja, pero, y de ello se trata, uno no podrá olvidarlo jamás, si le ha echado una mirada: tan profundo ha tocado. Una revista es llamada a menudo un "órgano". Pero el único, el solo único derecho a existir que hoy puede tener una revista es ser un órgano. Un verdadero órgano, dicho sin simbolismo. Un órgano como cabeza, ojos, boca, brazos, piernas del hombre, una continuación y ampliación de los miembros humanos hasta el contacto vital con otro hombre. Una revista no existe para el conocimiento. Ni para la contemplación o para el placer. Tampoco es una tribuna donde se discuten opiniones. Tiene sólo derecho a vivir si es movimiento, asidero y ofrenda de estos últimos, incondicionales y desesperados hombres, que están dispuestos a identificar su asunto completamente con su persona; que quieren imponer el objetivo de sus espíritus con cualquier medio de sus cuerpos; a quienes hablar, actuar y escribir no representa ninguna diferencia, sino apenas diferentes formas de exteriorización de la tarea amatoria humana. Y que por fin sólo son impresos no por lo publicado en sí, sino porque así llegan a más y más diferentes personas que a través de la palabra hablada en pequeñas habitaciones. Todos saben hoy que en todos los países los hombres callan porque creen que los demás no los escuchan. Pero se trata de darles una señal, que el latir de sus corazones es sentido allá entre los lejanos, desconocidos hermanos, que su lenguaje llega como un apretón de manos, que ante el espíritu las distancias nada son: Y fronteras, alambres de púa, ejércitos pertenecen al pasado.

Ludwig Rubiner, “Organ”, en Zeit-Echo 3, cuadernos 1-2, mayo de 1917, p. 1-2. Trad.: Carlos García (Hamburg). Fuente: Thomas Anz/ Michael Stark (Eds.). Expressionismus. Manifeste und Dokumente zur deutschen Literatur, 1910-1920. Stuttgart, Metzler, 1982, p. 427-428.

La traduzione in spagnolo del saggio di Rubiner "Organ" mi è stata gentilmente inviata via e-mail dalla professoressa Patricia M. Artundo dell'Università di Buenos Aires.

8.10.2013

Anlässlich des 52. Geburtstages von Busoni schrieb Rubiner am 29. März 1918:

Muralto-Locarno, Villa Rossa 27. März 1918. Lieber Verehrter! (...) Freitag, d. 29. März. (...) Diese Tage hätte ich nie überstanden, hätte ich nicht für die Nacht Manzoni, für den Tag Dante bei mir. Ich habe mich am Paradiso wahrhaft aufrechterhalten. Und ich glaube, gerade das Paradiso war während des ganzen 19. Jhdts. als lagweilig verrufen, nur darum, weil es voll von der ungeheuersten Weisheit ist, die freilich den Herren Naturwissenschaftlern zu mühevoll ist. (Warum ich Tolstoi liebe? Nicht wegen seiner Fehler, sondern weil der ebenso ursprünglich aus genau denselben urchristlichen Quellen geschöpft hat. "L'amor che muove il Sole e le altre stelle" - um nur das Einfachste zu nennen. Unbegreiflich ist mir, wie ganze Generationen diese absolut helle, übernaturwissenschaftliche Gotteserkenntnis haben missverstanden, fälschen und ins elegant Salonmässige haben umbiegen können). - Und bei der Gelegenheit Dante gleich die Frage von dem Zusammentreffen Ihres Geburtstages mit dem Ostersonntage. Habe ich die Frage nun einfach zu verstehen oder mit einer geheimnisvolleren Beziehung? Sie ist, wie Sie wissen, eine astronomische Frage; unabhängig von der Person könnte sie heissen: "Wie oft fällt der erste Vollmond nach dem Frühlingsaequinoctium (21. März) in die letzte Märzwoche?" (Da, wie Sie ja wissen, der Ostersonntag der 1. Sonntag nach dem Vollmond ist, der auf die Frühlings-Tag und Nachtgleiche folgt. Der Ostersonntag verschiebt sich also, auch der Pfingstsonntag; ich bin am 12. Juni geboren und habe zweimal im Leben Geburtstag zu Pfingsten gehabt.) Aber über das Kalendermässige werden Sie ebenso gut bescheid wissen wie die von Ihnen Aufgefragten. Hätte ich nur geringsten astronomischen Hilfsmittel bei der Hand, so könnte ich doch leichtlich finden, wann der 1. April wiederum auf den 1. Sonntag nach Vollmond der auf d. 21. März. folgt, treffen wird. Sollte nun aber Ihre Frage etwa lauten: wie steht das Zusammentreffen in Verbindung mit den Zahlen:

11. 22. 33.

(11 + 22 = 33.

33 + 33 = 66.

1866.

Quersumme: 1 + 8 + 6 + 6 = 21, Quersumme 2 + 1= 3

3 x 11= 33

Quersumme von 33 = 6

Dazu Ihre Monatszahlen

1. IV

1 + 4 + 6 = 11) !!!

(...)

(Rubiner-Briefe an Ferruccio Busoni sind mir freundlicherweise von Herrn Dr. Laureto Rodoni überreicht worden und von mir originaltreu umgeschrieben worden).

2.10.2013

Nel 1919 Ludwig Rubiner si trasferisce nell'appartamento berlinese di Ferruccio Busoni sulla Viktoria-Luise-Platz. In una lettera a Busoni saluta con entusiasmo la nuova fase della sua vita:

Berlino, 15 marzo 1919 - Caro! Questa lettera si presenta con una serie di sorprese. La prima è che il mio indirizzo ora è: Berlino W.30. Viktoria Luiseplatz IV. Che sto lavorando seduto nella Sua spaziosa stanza e che Emma Fital sta pulendo meticolosamente nella stanza accanto. Subito dopo aver rivisto Rita, la soluzione migliore sembrò - sia a me - sia a lei, amministratrice (eccellente sul serio) delle faccende domestiche in Sua assenza, quella di venire ad abitare nel Suo appartamento, per diverse ragioni, fino a nuovo avviso, cioè fino al Suo ritorno, che spero sia prossimo, oppure fino al Suo veto. Ci sono venuto subito senza esitare, perché Lei in persona, a Zurigo, mi aveva esposto le difficoltà più come un modo di fare berlinese e, soprattutto, da stabilire con Rita. I motivi erano tre 1°) il motivo personale: che la Sua abitazione è il posto di lavoro più stupendo del mondo, pieno di miracoli: fuori dalle finestre, fra cui risalta il più singolare di tutti, la cupola della centrale del gas nella Augsburgerstrasse che sembra voler alludere alla cupola di San Pietro. L'abitazione ha un che di singolare. Dapprima ho abitato in hotel, poi da conoscenti, estremamente triste, al punto da non riuscire a lavorare e da ammalarmi. Non appena mi sono trasferito nel Suo appartamento (dopo minuziosi preparativi da parte di Rita ed Emma), sono guarito e ho ripreso a lavorare. Il 2°) motivo: nel palazzo (come anche nella Sua abitazione, fortunatamente senza sottrarvi niente), sono entrati più volte i ladri. Gli inquilini si sono sentiti sollevati, quando sono venuti a sapere che un individuo maschile (affidabile) si sarebbe stabilito nell'appartamento. 3°) È possibile, persino probabile, che prossimamente ampi appartamenti, soprattutto quelli con diverse stanze vuote, verranno distribuiti a famiglie senza tetto. (...)

(Le lettere di Rubiner a Ferruccio Busoni mi sono state gentilmente inviate dal Sig. Dott. Laureto Rodoni e da me trascritte fedelmente.)

24.9.2013

1919 zog Ludwig Rubiner in die Berliner Wohnung von Ferruccio Busoni am Viktoria-Luise-Platz ein. In einem Brief an Busoni begrüßt er seinen neuen Lebensabschnitt mit Worten der Begeisterung:

Berlin, d.15. März 1919 - Lieber! Dieser Brief wartet mit einigen Überraschungen auf. Die erste ist, dass meine Adresse nun lautet: Berlin W.30. Viktoria Luiseplatz 11 IV. Dass ich in Ihrem grossen Zimmer bei der Arbeit sitze, und dass Emma Fital soeben im Nebenzimmer denkbar peinlich rein macht. - Bald nachdem ich Rita wieder gesehen hatte, schien es dieser (ernstlich ganz ausserordentlichen) Verwalterin Ihres Haushaltes während Ihrer Abwesenheit - und schien es auch mir - aus mehreren Gründen am besten zu sein, wenn ich in Ihre Wohnung zöge, bis auf Weiteres, das heisst: bis auf Ihre hoffentlich baldige Wiederkunft, oder bis auf Ihr Veto. - Ich tat dies zunächst ohne Bedenken, weil Sie selbst mir in Zürich die Schwierigkeiten als mehr berlinischer Art und vor allem durch Rita zu entscheiden dargelegt hatten. Die drei Gründe waren 1.) der persönliche Grund: Dass Ihre Wohnung der herrlichste Arbeitsplatz von der Welt ist, voll von Wundern: draussen vor den Fenstern, wobei immer wieder das merkwürdigste von allen die Kuppel der peterskirklichen Gasanstalt der Augsburgerstrasse ist. Die Wohnung ist überhaupt merkwürdig. Ich wohnte erst im Hôtel, dann bei Bekannten, äusserst traurig, so dass es nichts mit der Arbeit war und ich krank wurde. Kaum zog ich endlich (nach sorgfältigster Vorbereitung durch Rita und Emma) in Ihre Wohnung, wurde ich gesund und arbeitete drauf los. Der 2.) Grund: Im Hause (wie auch in Ihrer Wohnung, dort glücklicherweise ergebnislos) war mehrmals eingebrochen worden. Alle Beteiligten atmeten auf, als sie hörten, es bestehe die Möglichkeit, dass ein (zuverlässiges) männliches Individuum sich in der Wohnung aufhalten werde. 3.) Es besteht die Möglichkeit, sogar die Wahrscheinlichkeit, dass in nächster Zeit schon grosse Wohnungen, vor allem solche, von denen mehrere Räume leerstehen an obdachlose Familien aufgeteilt werden. (...)

(Rubiner-Briefe an Ferruccio Busoni sind mir freundlicherweise von Herrn Dr. Laureto Rodoni überreicht worden und von mir originaltreu umgeschrieben worden.)

30.4.2013

Rubiner war ein überzeugter Europäer. Die Überwindung des Nationalismus = der Europäismus. 1917 hatte er sich die Vereinigten Staaten von Europa herbeigewünscht und hat den Nationalismus strikt abgelehnt.

Aus "Zeit-Echo" - Europäische Gesellschaft: Wir Europäer wissen, mehr als andere, daß die Forderung "Europa" die geringste von allen ist. Wir wissen, daß Europäismus ein Zustand ist, der nur die allererste Voraussetzung und selbstverständlich ist für ein Bewußtein von der Rundung des Erdballs, auf dem überall fühlende, denkende, sprechende Menschen leben. Und ist das etwa neu? Ist das etwa nur ein weltgeschichtliches Aperçu? Ist das ein Trick von Modeköpfen? - (Wie man es in der Idiotenpresse lesen kann!) Nein, es ist nur so unendlich selbstverständlich! Es kommt nicht darauf an, daß diese drängendste aller geistigen Notwendigkeiten auch Ahnen habe. Aber käme es nur auf Stammbaum an? O, wir Europäer haben auch das, eine Vorläuferschaft der Edelsten unter den Aktiven zweier Jahrhunderte. Der Schweizer Muralt, der um 1700 das Denken der Schweiz mit seinen Briefen aus England europäisierte. Rousseau, der zwei Jahrhundertdrittel später Europa selbst zur Besinnung rief. Der deutsche Anacharsis Cloots, der inmitten der französischen Revolution den europäischen Gottesstaat durch Frankreich verwirklichen wollte. Schweigen wir von den großen ringenden Denkern des neunzehnten Jahrhunderts, die noch in aller Gedächtnis sind. Nur er noch sei erwähnt, der selbst den Versuch anstellte, die europäische Idee in vollster Realität zu verwirklichen: Mazzini, unter dessen Auge von Genf aus das Junge Italien, das Junge Deutschland, das Junge Frankreich entstand, und 1834 das Junge Europa. Mißglückte Handstreiche waren das, mißglückte Welten, zu früh geborene Ideenstaaten, aber von denen, trotz der endlichen Verjournalisierung eines kleinen Haufens der Mitläufer, ungeheure Energiekräfte zu den Bewegungen der vierziger Jahre strahlten. Es war zu früh. Auch der sozialistische Europäismus Mazzinis verlief zuletzt in einen modernen Nationalismus. Aber heute ist es nicht mehr zu früh. Das Erfühlen Europas, das liebende Zusammenhangswissen mit diesem zerhungerten, zerhackten, zerbluteten Erdland ist heute bis in die starrsten Bürgerherzen gedrungen. Nichts ist schlimmer, als daß es erst einer überirdisch-unterirdischen Riesenfleischermaschine berdurfte, um die Herzen der Menschen für die europäische Idee zu erschüttern. Doch obwohl der letzte Antrieb Abscheu vor dieser Zeit ist: Wert und heilig ist uns, daß Europa sich durchsetzte. Der letzte, unabweisbare Augenblick ist da, nichts brennt stärker auf unserer Haut. Wir alle sind bereit. Alle sind bereit. Trenenn wir uns nicht mehr. Im Wissen, daß wir nach der höchsten Todesgefahr da sind für Das Junge Europa!

Warum, fragt man, nicht der direkte Weg zur Menschheit, warum nicht unmittelbares Bekenntnis, hindernisloses Handhinreichen den Brüdern? Warum der versickernde Umweg über das Ghetto eines neuen Nationalismus? (Legende vom Orient)

3.2.2013

Die Gewaltlosen und das Johannes-Evangelium

Der Dialog zwischen dem Gouverneur und Klotz in der achten Szene des ersten Aktes von Rubiners Drama "Die Gewaltlosen" erinnert an den Dialog zwischen Pontius Pilatus und Jesus im Johannes-Evangelium. Pilatus sagt zu Jesus: "Du sprichst nicht mit mir? Weißt du nicht, daß ich Macht habe, dich freizulassen, und Macht, dich zu kreuzigen?" (Johannes-Evangelium, 19,10). Der Gouverneur zu Klotz: "Ich lasse Sie jetzt abführen!" (Die Gewaltlosen, erster Akt, achte Szene). Jesus antwortete Pilatus: "Du hättest keine Macht über mich, wenn es dir nicht von oben gegeben wäre; darum liegt größere Schuld bei dem, der mich dir ausgeliefert hat." (Johannes-Evangelium, 19,11). Klotz zum Gouverneur: "Sagte ich denn, daß Sie, Sie, die Macht haben? Sie selbst sind doch ein Werkzeug der Macht, ein Sklave der andern sind Sie, wie die Wächter draußen Ihre Sklaven sind." (Die Gewaltlosen, erster Akt, achte Szene). Zwei gegensätzliche Prinzipien stehen hier im Widerstreit: das Prinzip der Macht und das Prinzip der menschlichen Freiheit, die durch den Gouverneur-Pilatus und Klotz-Jesus versinnbildlicht sind. Durch die Konfrontation gerät die Innenwelt der Gouverneurs, der sich bemüht, sie zu verdrängen, langsam ins Wanken.

13.12.2012

Rubiner e le avanguardie artistiche europee: la Slovenia e Srečko Kosovel (1904-1926)

Le affinità tra i due autori sono di varia natura: riguardano sia la Weltanschauung sia lo stile delle poesie. Per quanto riguarda la Weltanschauung entrambi si rifanno al socialismo umanista di Rolland e di Tolstoj e pongono l'accento sulla rivoluzione etica dell'individuo e sulla centralità dell'Uomo, sul valore dell'umanesimo già evidente nel titolo dell'antologia di Rubiner "Der Mensch in der Mitte". Utopia della nazione cosmica, utopismo sociale: la visione di Rubiner di un socialismo utopico, del superamento dei nazionalismi nella concezione di un socialismo planetario, che Rubiner esprime con il neologismo "Erdballgesinnung", accomuna i due autori. Per questo motivo ho intitolato la mia tesi "Ideologia e utopia" per sottolineare la forte componente utopica contenuta nell'ideologia. Per quanto riguarda la poesia e lo stile: nei versi di entrambi echeggiano suggestioni mistiche, profetiche, visioni da scenario apocalittico. Affrontano temi sociali. Nelle poesie di Rubiner manca l'aspetto intimistico-autobiografico, mancano i riferimenti alla sua vita personale; dalle poesie di Kosovel si capisce, senza aver letto l'autobiografia, da dove viene. Lo stile di entrambi è patetico, estatico, visionario, biblico, prevale il noi collettivo sull'io lirico individuale. Mi ha colpito molto l'affinità dell'enunciato come proclama politico, come slogan. In Kons: Z di Kosovel (S. Kosovel, Ostri ritmi - Aspri ritmi, pubblicato da ZTT - EST, Editoriale Stampa Triestina, Trieste, 2011, p. 186) si legge: "Nuova cultura: umanitarismo - Nuova politica: umanitarismo - Nuova arte: per l'uomo". In "Costellazioni dello spirito" di Kosovel si legge: "Evo antico (geocentrico) - l'uomo (egocentrico) - medio evo (eliocentrico)- l'uomo (teocentrico)". Questo stile rimanda a quello usato da Rubiner nei manifesti pubblicati nel saggio "Der Mensch in der Mitte", come per es. nell'epilogo "Neuer Beginn" (vedi sotto Textbeispiele "Der Mensch in der Mitte"). Anche Rubiner usa la stessa terminologia: geocentrico, eliocentrico, umanocentrico. (email del 15-10-2012 da me indirizzata al signor Ravel Kodric). Fonte di riferimento per la comparazione è la già citata raccolta bilingue di poesie di Kosovel "Ostri ritmi - Aspri ritmi", curata dalla signora Jolka Milič. La sua traduzione delle poesie di Kosovel dallo sloveno in italiano mi ha reso accessibile la comprensione e il rilevamento delle strette analogie.

1.12.2011

Rubiner als Regisseur: am 29.7.1903 führte Rubiner Regie

Ludwig Rubiner war der Vorsitzende der "Berliner freien Studentenschaft". Die Schriftstellerin Bess Brenck-Kalischer spielte die Sulamith anläßlich der Waldspiele der "Neuen Gemeinschaft", unter der Regie von Ludwig Rubiner, in einem Stück von Peter Hille "Hirtenliebe". Erich Mühsam berichtet: "Ein großes Verdienst bleibt den Brüdern Hart und ihren Schlachtenseer Gefährten. (...) Die literarische Abteilung der Berliner freien Studenschaft hatte das Freilichtspiel veranstaltet, und ich war zusammen mit ihrem Vorsitzenden Ludwig Rubiner ausersehen worden, Regie zu führen. Die Hauptrollen wurden von dem damaligen Studenten, dem jung gestorbenen Dichter Siegmund Kalischer, und seiner späteren Frau Beß Brenk gespielt. (...) Heinrich und Julius Hart machten die Honneurs als Gastgeber, und Peter Hille war glücklich. Ein Photograph aber wollte ihn für ein illustriertes Blatt aufnehmen und durfte es erst, als Rubiner und ich aus dem Walde herbeigerufen waren. Denn Peter Hille erklärte, daß wir als Mittäter mit auf dem Bild müßten." (vgl. Erich Mühsam "Unpolitische Erinnerungen", Edition Nautilus Verlag, S.24-25)

2.7.2011

Der Nachlass von Rubiner

Der Nachlass von Ludwig Rubiner besteht aus Autographen - Briefen, Postkarten - die in verschiedenen Bibliotheken verwahrt sind: Bonn, Schwerin, Marbach, Köln, Berlin, München und Neuss. Es handelt sich um Briefe an seinen Vetter Siegfried Nacht (vgl. Werner Portmann "Die wilden Schafe"), an Schrifsteller und Verleger wie: Hans Franck, Eugen Diederichs, Carl Einstein, Hermann Hesse, René Schickele, Alfred Wolfenstein, Franz Blei, Axel Juncker, Herwarth Walden, Else Walden (Else Lasker-Schüler), Konrad Müller-Kaboth, Emil Faktor, Kurt Hiller, Salomo Friedländer. Der größte Teil des Nachlasses besteht aus den Briefen an Ferruccio Busoni. (Staatsbibliothek - Berlin)

9.1.2011

Ludwig Rubiner und sein Cousin, Siegfried Nacht

Die Dichterin Else Lasker-Schüler stand in Briefkontakt mit Ludwig Rubiner. In dem Brief vom 29.11.1904 sprach Rubiner von einigen Prozessen, in die er als Zeuge verwickelt wäre. (Email vom 29.11.2010 an mich adressiert aus der Bergischen Universität Wuppertal). Es ist mir nicht bekannt, dass Ludwig Rubiner 1904 in Prozesse als Zeuge verwickelt war. Ich kenne nur seine Verwicklung 1918 in den Prozess gegen seine Frau, Frida Ichak, zur Zeit der Münchner Räterepublik. Ich vermute aber, dass er für seinen Cousin, Siegfried Nacht, aussagte. Siegfried war ein radikaler Anarchist, zur Zeit des Prozesses wurde er vermutlich wegen gewerkschaftlicher Tätigkeiten oder Ausbreitung von anarchistischen Zeitungen verhaftet. Er hatte, zusammen mit seinem Bruder Max Nacht, die anarchistischen Ideen von Stirner übernommen, sie waren die Hauptvertreter der anarchistischen Sozialutopie jüdischen Ursprungs und widmeten ihr ganzes Leben, sie in Europa und in den USA durchzusetzen. Das hatte zur Ursache eine ständige Auseinandersetzung mit der Polizei und den örtlichen Behörden (auch Verhaftungen). Diese Informationen stammen aus der ausführlichen Biographie über die Gebrüder Nacht von W. Portmann "Die wilden Schafe". Auf Seite 44 wird der starke Einfluss erwähnt, den Siegfried Nacht auf seinen Cousin ausübte. Rubiners Sympathien für die anarchistischen Gedanken gehen auf seine Universitätszeiten zurück. Auf Seite 100 der oben genannten Biographie ist ein erkennungsdienstliches Foto von Siegfried Nacht um 1903 zu sehen. Über dem Foto steht handschriftlich Donnerstag/Freitag 5/6 novem und unter dem Foto n°1903 Deutsches Fahndungsbl. Man kann einen Zusammenhang zwischen diesem Foto und den damit verbundenen Ereignissen, und den Prozessen, in die Ludwig Rubiner 1904 als Zeuge verwickelt war, feststellen.

3.3.2010

Germaine van der Bogaert: eine Widmung Thomas Manns

Im Laufe meiner Forschung ist der Name Germaine van der Bogaert aufgetaucht. Sie war die Stieftochter des Physikers Dr. Peter Pringsheim. Für sie hat Thomas Mann in ein Buch (?) eine Widmung geschrieben. Ich bin auf den Eintrag 4.8.39 Germaine van der Bogaert (POT. B69 2) Kat, 244 c auf der Website der Universitätsbibliothek zu Augsburg gestoßen; dieser Eintrag verweist auf einen Auktionskatalog, wo ein Werk mit Widmung Thomas Manns an Germaine angeboten und abgedruckt ist. Ich frage, ob jemand mir weiterhelfen kann, zu verstehen, um welche Veröffentlichung es sich handelt.

17.11.2009

Ludwig Rubiner e Carl Einstein

L'amicizia tra Ludwig Rubiner e Carl Einstein risale al periodo universitario (1905). Rubiner era allora presidente del comitato artistico della libera società studentesca Finkenschaft. Entrambi si interessano della mistica ebraica, della cabala e del pensiero anarchico di Max Stirner. Al periodo universitario seguono due soggiorni parigini, nel 1907 e nel 1912, durante i quali entrano in contatto con l'ambiente artistico della capitale francese, conoscono Picasso e Braque e sono assidui frequentatori del Café du Dôme, punto d'incontro degli intellettuali e degli artisti dell'avanguardia parigina. A Parigi si autodefiniscono Klub der Neophytagoräer. Lo scoppio della prima guerra mondiale segna la rottura per divergenze ideologiche: mentre Einstein si unisce all'entusiasmo patriottico e si arruola volontario, Rubiner rifiuta il bellicismo e si rifugia in esilio in Svizzera. L'amicizia si ristabilisce nel 1919, quando Einstein accoglie la richiesta di Rubiner di rivolgersi alle autorità per chiedere la scarcerazione della moglie. Einstein intercede a favore di Frida Ichak-Rubiner tramite la contessa Aga von Hagen - la sua compagna di vita dal 1916 al 1928 - e i suoi contatti con il governo, ma viene arrestato a Norimberga il 14 giugno 1919 per aver manifestato pubblicamente a favore della liberazione dei partecipanti alla repubblica monachese. Nel 1919 Rubiner pubblica il saggio di Einstein Primitive Kunst nella sua antologia Die Gemeinschaft. (Cfr. Werner Portmann Carl Einstein (1885-1940), dunkler Aufklärer zwischen Gott und Nichts. Eine Spurensuche in: Ja, ich kämpfte. ; cfr. Klaus Petersen Ludwig Rubiner. Eine Einführung mit Textauswahl und Bibliographie. ; cfr. Wolfgang Haug Ludwig Rubiner. Künstler bauen Barrikaden. Texte und Manifeste 1908-1919. ; cfr. il dossier Frida Ichak-Rubiner conservato all'Archivio di Stato di Monaco di Baviera.

Ludwig Rubiner und Carl Einstein

Ludwig Rubiner und Carl Einstein haben sich an der Berliner-Universität kennen gelernt (1905). Rubiner war damals Vorsitzende der Kunstgruppe der freien Studentenschaft Finkenschaft. Beide interessieren sich für die jüdische Mystik, die Kabbalistik und die anarchistische Lehre Max Stirners. Auf die Studienzeit folgen zwei Pariser Aufenthalte, 1907 und 1912. In Paris knüpfen sie Kontakte zum Künstlerkreis der französischen Hauptstadt, lernen sie Picasso und Braque kennen und sind Stammgäste des Café du Dôme, das als Treffpunkt der Intellektuellen und Künstler der Pariser-Avantgarde gilt. In Paris bezeichnen sie sich als Klub der Neophytagoräer. Als der erste Weltkrieg ausbricht, gehen sie unterschiedliche Wege aus ideologischen Gründen: Einstein schließt sich der patriotischen Begeisterung an und meldet sich freiwillig zum Einsatz in den Krieg; im Gegenteil lehnt Rubiner die Kriegshetze ab und flieht ins Exil in die Schweiz. 1919 ist die Freundschaft wiederhergestellt: Einstein nimmt Rubiners Bitte um Haftentlassung seiner Frau an und setzt sich für sie ein, dank den Beziehungen zur Regierung seiner damaligen Lebensgefährtin - die Gräfin Aga von Hagen. Am 14.6.1919 wird er aber verhaftet, weil er für die Befreiung der Teilnehmer an der Münchner - Räterepublik öffentlich demonstriert habe. 1919 veröffentlicht Rubiner Einsteins Aufsatz Primitive Kunst in seiner Anthologie Die Gemeinschaft. (Vgl. Werner Portmann Carl Einstein (1885-1940), dunkler Aufklärer zwischen Gott und Nichts. Eine Spurensuche in: Ja, ich kämpfte. ; vgl. Klaus Petersen Ludwig Rubiner. Eine Einführung mit Textauswahl und Bibliographie. ; vgl. Wolfgang Haug Ludwig Rubiner. Künstler bauen Barrikaden. Texte und Manifeste 1908-1919. ; vgl. die Akte Frida Ichak-Rubiner, Bayerisches Hauptstaatsarchiv München.

23.10.2009

Die wilden Schafe

L'opera di Werner Portmann "Die wilden Schafe", uscita presso la casa editrice Unrast, offre un quadro interessante ed esauriente della vita rocambolesca dei due anarchici d'origine galiziana Siegfried e Max Nacht, i cugini di Rubiner da parte paterna.

Die wilden Schafe

Das hochinteressante Werk von Werner Portmann "Die wilden Schafe" - erschienen beim Verlag Unrast - beschreibt das waghalsige Leben zweier Anarchisten, der Brüder Siegfried und Max Nacht, Rubiners Cousins väterlicherseits.

24.3.2009

Ludwig Rubiner e Salomo Friedländer

Lo scrittore satirico e filosofo Mynona alias Salomo Friedländer (1871-1946) fu amico di Rubiner. Discende da una famiglia di medici ebrea. Dal 1885 al 1887 vive a Berlino. Nel 1890 è ricoverato in un sanatorio a Nervi (Genova) a causa di un'asma cronica. Nel 1906 si trasferisce a Berlino-Halensee nella Johann-Georgstr. 20. Rubiner lo incoraggia a scrivere racconti grotteschi. La lettera del 15 gennaio 1910 con cui Rubiner entra in contatto epistolare con Busoni reca nell'intestazione, oltre alla data, il nome della stessa strada Johann-Georgstr. dove ha abitato Friedländer a Berlino, ma al numero civico 24. Poiché presumo che anche il soggiorno di Rubiner in Liguria sia avvenuto per motivi di salute, vorrei sapere di quale sanatorio-ospedale si tratta e sarei grata per ogni informazione che mi potesse aiutare a scoprirlo.

Ludwig Rubiner und Salomo Friedländer

Der satirische Schriftsteller und Philosoph Mynona alias Salomo Friedländer (1871 - 1946) war Freund von Rubiner. Er stammte aus einer Familie jüdischer Ärzte. Von 1885 bis 1887 lebte er in Berlin. 1890 wurde er in einem Sanatorium in Ligurien (Genova-Nervi) wegen chronischen Asthmas untergebracht. 1906 zog er nach Berlin-Halensee in die Johann-Georg-str. 20 um. Rubiner ermutigte ihn, Grotesken zu schreiben. Die Korrespendenz mit Busoni fängt mit dem Brief vom 15.1.1910 aus Berlin an, dessen Adresse Johann-Georgstr. 24 lautet. Es handelt sich um die gleiche Straße, wo auch Friedländer gewohnt hat, aber mit einer unterschiedlichen Hausnummer. Da ich vermute, dass auch Rubiner sich in Ligurien aus gesundheitlichen Gründen aufhielt, möchte ich erfahren, um welches Sanatorium es sich handelt. Deswegen wäre ich dankbar für jede Hilfe.

20.10.2008

Alla Biblioteca Filosofica di Firenze in Piazza Donatello 5

Nel clima culturale un po’ anticonformista che anima Firenze nel primo decennio del Novecento, con i circoli filosofici sorti intorno a Papini e Prezzolini e la loro rivista “Leonardo”, un posto particolare spetta alla Biblioteca Filosofica, il cui nome originario era Biblioteca Occultista.

La Biblioteca Filosofica di Firenze aveva origini teosofiche, fu fondata da una teosofa americana benestante, Julia H. Scott, e rappresentava con la sua raccolta di libri, riviste, con le sue lezioni, discussioni e conferenze un istituto in aperto contrasto con la tradizione accademica ufficiale. La Biblioteca, detta anche “Philosophical Library”, intendeva incrementare il dialogo filosofico - religioso su basi spiritualistiche.

Il 29 marzo 1918 Rubiner scrive a Busoni una lettera, in cui la coincidenza del 52 ° compleanno del compositore con la domenica di Pasqua, offre lo spunto per una serie di argomentazioni di carattere astronomico - cabalistico particolarmente interessanti che presuppongono delle conoscenze approfondite sull’argomento, mutuate, forse e non solo, durante il suo soggiorno fiorentino nel 1908, frequentando la Biblioteca Filosofica nella sua prima fase di vita, quando prevalgono i toni mistici, teosofici e magici. (Per queste informazioni sulla biblioteca filosofica cfr. Papini Giovanni - Prezzolini Giuseppe, Carteggio 1: 1900-1907. Dagli “Uomini Liberi” alla fine del “Leonardo” a cura di S. Gentili e Gloria Manghetti; E. Garin “Le biblioteche filosofiche italiane Firenze, Palermo, Torino”; Giovanni Papini “Passato Remoto 1885-1914”)

An der Philosophischen Bibliothek zu Florenz auf der Piazza Donatello 5

Im kulturellen Klima des ersten Jahrzehntes des 20. Jahrhunderts, das die toskanische Hauptstadt durch nichtkonformistische, literarische Tendenzen kennzeichnet, spielt die Philosophische Bibliothek eine wichtige Rolle. Ihr ursprünglicher Name war Okkultistische Bibliothek.

Die Philosophische Bibliothek zu Florenz wurde von einer wohlhabenden, amerikanischen Theosophin, Julia H. Scott gegründet, und stellte mit ihren Sammlungen von Büchern und Zeitschriften, mit ihren Vorlesungen, Diskussionen und Vorträgen ein Institut dar, das im offenen Kontrast zu der offiziellen, akademischen Tradition stand. Die Bibliothek wurde auch „Philosophical Library“ genannt und strebte danach, den philosophisch-religiösen Dialog auf mystisch-spiritualistischer Ebene zu fördern.

Am 29. März 1919 schreibt Rubiner an Busoni einen Brief, in dem das Zusammentreffen des 52. Geburtstages des Komponisten mit dem Ostersonntage den besonders interessanten Anlass zum astronomisch-kabbalistischen Argumentieren anregt. Das setzt vertiefte Kenntnisse auf diesem Gebiet voraus, die Rubiner, vielleicht und nicht ausschließlich, während seines Florentiner-Aufenthaltes durch den Besuch der Bibliothek hat bekommen können, als Mystizismus, Theosophie und Magie der Bibliothek den Ton angaben.

7.7.2008

Der ideale Sozialismus von Ludwig Rubiner und Anatolij Lunatscharskij (Volkskommissar für das Bildungswesen in der Sowjetunion)

Der ideale Sozialismus von Ludwig Rubiner und Anatolij Lunatscharskij: zwischen Ideologie und Utopie. Ihre Ideen stimmen überein. Sie vertreten die philosophische Weltanschauung, die sich auf die spirituelle Lebensauffassung stützt. Sie erkennen den höchsten Wert des Geistes - das Gefühl, den tiefsten und lebendigsten Teil der Seele, die aktive Kraft des Menschen, der auf dem Weg zu seiner ethischen Vollkommenheit ist; und sie erkennen den Sinn, den der Mensch der Gemeinschaft gewährleisten kann, indem er dazu fähig ist, als Individuum sein psychisches Potential zu verstärken und ein dialektisches Verhältnis zwischem ihm und der menschlichen Kollektivität besteht.

7.7.2008

Il socialismo ideale di Ludwig Rubiner e Anatolij Lunatscharskij (Commissario del popolo all'istruzione nella Russia post-rivoluzionaria)

Il socialismo ideale di Ludwig Rubiner e di Anatolij Lunatscharskij: tra ideologia e utopia. Tra le loro idee emergono evidenti coincidenze. La loro concezione filosofica converge in una visione spirituale della vita. Concordano nel riconoscere il valore supremo dello spirito - il sentimento, la parte più profonda e più viva dell'anima, la forza attiva dell'uomo in cammino verso il suo perfezionamento morale; e riconoscono il senso che, come individuo capace di accrescere il suo potenziale umano, l'uomo garantisce alla "Gemeinschaft", al consorzio umano di cui fa parte e con la quale è legato da un rapporto dialettico.


10.5.2008

In Florenz 1908

Das Florentiner Kulturleben ist 1908 reich an vielfältigen Impulsen: Künstler treffen sich in den Literaturcafés (Gambrinus und le Giubbe Rosse), Prezzolini gründet die politisch-literarische Avantgardezeitschrift „La Voce“, mit der Absicht, die italienische Kultur zu erneuern, und zu deren Mitarbeitern der französische Schriftsteller und Dramaturg Romain Rolland zählte, und das erste französische Kulturinstitut, das ein Jahr zuvor von Julien Luchaire, Professor für Italienische Sprache an der Universität zu Grenoble, gegründet wurde, fördert den künstlerischen Austausch und die Begegnungen mit den Vertretern der kulturellen florentinischen Szene.

Florenz beherbergt in dieser Zeit eine dichte Schar ausländischer Intellektuelle, unter denen sind: der polnische Schriftsteller und Philosoph Stanislaw Brzozowski, der die Philosophische Bibliothek auf der Piazza Donatello 5 besucht, der russische Schriftsteller Maksim Gorkij und der sowjetische Kulturminister Anatolij Lunatscharskij.

Von April bis Juni 1908 ist Rubiner in Florenz, nachdem er drei Monate in Ligurien verbracht hatte, vermutlich aus Gesundheitsgründen.

Die Auffindung in den Literaturquellen, Zeitschriften, Briefwechseln von Hinweisen zu den Kontakten mit den kulturellen Persönlichkeiten der Zeit, die Rubiner kennengelernt haben und mit ihm verkehrt haben, könnte unveröffentlichte Informationen seines Florentiner Aufenthaltes ans Licht bringen und einen neuen Weg zu weiteren Forschungen und Vertiefungen bahnen.

Ich bedanke mich bei jedem, der mir weiterhelfen kann.


5.4.2008

A Firenze nel 1908

Nel 1908 il panorama della cultura fiorentina è caratterizzato dai ritrovi artistici nei caffè letterari della città (Gambrinus e le Giubbe Rosse), dalla rivista politico-letteraria d’avanguardia “La Voce”, fondata da Prezzolini con il proposito di rinnovare la cultura italiana e che annovera fra i suoi collaboratori anche lo scrittore e drammaturgo francese Romain Rolland, e dall'attività del primo istituto culturale francese, fondato l'anno precedente da Julien Luchaire, professore di italiano dell’università di Grenoble, con l'intento di promuovere gli scambi artistici e gli incontri con i rappresentanti della scena culturale fiorentina.

Firenze ospita in questo periodo una folta schiera di intellettuali stranieri tra i quali si distinguono lo scrittore e filosofo polacco Stanislaw Brzozowski che frequenta la Biblioteca Filosofica in Piazza Donatello 5, lo scrittore russo Maksim Gorkij e il ministro sovietico della cultura Anatolij Lunatscharskij.

Rubiner arriva a Firenze nell’aprile del 1908 e vi rimane fino a giugno, dopo aver trascorso tre mesi in Liguria, si può presumere per motivi di salute e perché attratto dalle tradizioni anarchiche e socialiste qui radicate.

Il rinvenimento in qualche fonte letteraria, rivista, epistolario, di nomi di persone dell’ambiente culturale fiorentino che in quei mesi del 1908 hanno conosciuto e frequentato Rubiner, potrebbe gettare una luce inedita su questo periodo trascorso dallo scrittore nel capoluogo toscano, aprendo pertanto nuovi percorsi di ricerca e di approfondimenti.

Ringrazio chi mi potrà fornire qualche informazione.


3.3.2008

Der Briefwechsel Busoni-Rubiner

Rubiner schrieb an Busoni am 28. April 1917:

„Es ist jedenfalls so: wäre mir nicht Ihr Centralfeuer der Ästhetik seinerzeit als Geschenk (geradezu) zugefallen, so wäre ich gewiss heute noch auf vielen Nebenwegen. Den Aufsatz, der Ihnen vorliegt, gab ich vor einem halben Jahr (Oktober 1916) in Druck. Ich bedaure nichts mehr, als ich Ihre Verse nicht eher kannte, diese: „Wir wissen, dass wir kommen, um zu gehen. Was zwischen liegt ist dass was uns betrifft! Ich könnte mir, mit Ihrer Erlaubnis, gar kein schöneres und conzentrierter das Letzte ausdrückendes Motto denken!“.

Der Briefwechsel Busoni-Rubiner ist auf Deutsch verfasst und chronologisch zugeordnet. Er beinhaltet Briefe, die in der Zeitspanne 1910 bis 1919 geschrieben wurden: die ersten Briefe aus Berlin, eine Postkarte aus Paris, der größte Kern aus der Schweiz (Zürich-Locarno-Spiez) der Jahre 1916, 1917 und 1918 und die letzten Briefe aus Berlin 1919.

Rubiner war 29 Jahre alt, als er die ersten Briefkontakte mit Busoni knüpfte. Busoni war 44 Jahre alt. Er erkennt die Gleichgesinnung zu Busonis Anschauung der Musik schon beim Besprechen seiner Musikästhetik 1910.

Rubiners Tätigkeit als Kulturkritiker für verschiedene Zeitschriften entfaltet sich in diesem Briefwechsel durch eine Vielfalt an kulturellen Anregungen zu musikalischen und literarischen Themen (Arlecchino, Mozart, Wagner, Goethe, Faust II, Zauberflöte, Farbenlehre, Dante, Tolstoi, Bruno Goetz), wertvollen Denkanstößen, Kommentaren über die soziopolitische und wirtschaftliche Lage der Zeit, Anekdoten, Bemerkungen über die Schweiz, eine ausführliche Kritik an seine anfängliche Verlagstätigkeit bei Cassirer, die er beendete, als er als Lektor zum Kiepenheuer Verlag wechselte.

Rubiner verwendet gern literarische Zitate (Busoni, Goethe, Dante) in seinen Briefen, sowohl auf Deutsch als auch auf Italienisch und einige Wörter auf Französisch.

Der literarische und musikalische Gedankenaustausch, die Leseempfehlungen von Büchern und die Gratulationsglückwünsche zum 52. Geburtstag von Busoni verleihen dem Briefwechsel eine intime und vertrauliche Note und geben Anlass zum Kennenlernen von Rubiners Interessen z.B. für die Kabbala und die Astronomie und zum Vertiefen seiner Persönlichkeit.


28.2.2008

Rubiner und der flämische, expressionistische Dichter Paul van Ostaijen (1896 Antwerpen - 1928 Miavoye-Anthée): haben sie sich in Berlin (1918-1919) kennengelernt?

Im Oktober 1918 fuhr van Ostaijen mit seiner belgischen Freundin Emma (Emmeke) Clément nach Berlin. Während seines Berlin-Aufenthalts (1918-1921) stand er mit vielen Malern, Literaten, und Kritikern aus dem expressionistischen Kreis in Verbindung: unter ihnen sollte sich auch Ludwig Rubiner befunden haben. Mit ihm soll Ostaijen in Briefkontakt gewesen sein.


18.12.2007

Frida Ichak Rubiner und die Münchner Räterepublik: Der Beschluss des Volksgerichts zu München vom 9. Dezember 1919 und der soziopolitische Hintergrund des Prozesses gegen Frida Ichak-Rubiner

Dieser Aufsatz ist auf Italienisch unter dem Titel "La delibera del tribunale popolare di Monaco di Baviera del 9 dicembre 1919 e il retroscena politico-sociale del processo contro Frida Ichak Rubiner" verfasst und ist ins Deutsche unter dem Titel "Der Beschluss des Volksgerichts zu München vom 9. Dezember 1919 und der soziopolitische Hintergrund des Prozesses gegen Frida Ichak-Rubiner" übersetzt worden.


30.05.2007

Il nome Rubiner e la doppia accentazione

L'etimo del nome è incerto, l'accento può cadere sulla prima o sulla seconda sillaba.

La famiglia di Rubiner era originaria della Galizia, una regione strorica della Polonia orientale, corrispondente all'odierna Ucraina.

30.05.2007

Der Name Rubiner und die Doppelbetonung

Es ist nicht sicher, wie der Name Rubiner betont wird, ob auf der ersten oder auf der zweiten Silbe.

Die Familie Rubiners kam ursprünglich aus Galizien, aus einer historischen Region Ostpolens, die der heutigen Westukraine entspricht.


17.05.2007

Weiterer Beleg für Rubiners Geburtsdatum

Dieses weitere Dokument, das in der Prozessakte gegen seine Frau enthalten ist, bestätigt das Geburtsdatum von Rubiner:

Der Polizeipräsident zu Berlin.

Berlin, 24. Oktober 1919.

Dem Schriftsteller Dr. Ludwig Rubiner, 12. Juni 1881 in Berlin geboren, Staatsangehörigkeit Österreich, hierselbst W.30, Viktoria-Luise-Platz wohnhaft, wird auf seinen Wunsch bescheinigt, dass gegen seine Ehefrau Frau Dr. Frida Rubiner, geb. Ichak, 28. April 1879 Mariampol geboren, seit ihrer Mitte Juni 1919 aus München erfolgten Rückkehr bis zu ihrer Verhaftung Nachteiliges hier nicht bekannt worden ist, insbesondere nicht, dass sie an politischen Veranstaltungen, Versammlungen oder Demonstrationen der Kommunisten, Spartakisten oder Unabhängigen teilgenommen habe.

I.A. Ehlerding


17.11.2006

Rubiners Geburtsdatum zweifelsfrei geklärt

In meiner Dissertation habe ich mich an die Angaben von Wolfgang Haug und Klaus Petersen gehalten. Damals hatte sich gezeigt, dass die Forscher sich nicht ganz einig über Rubiners Geburtsdatum waren.

Der Briefwechsel zwischen Rubiner und Busoni gibt nun Aufschluss: im Brief vom 29.3.1918, den er aus Muralto (Locarno) an Busoni schrieb, heißt es:

Ich bin am 12. Juni geboren und habe zweimal im Leben Geburtstag zu Pfingsten gehabt.

Die Zweifel um den Geburtstag Rubiners sind damit endgültig beseitigt.


16.11.2006

Website unter neuer Domain

Die Ludwig Rubiner Website geht unter der neuen Domain www.rubiner.de online. Das Layout der Seiten wurde vollständig überarbeitet.