Die Gewaltlosen


Die Gewaltlosen: un manifesto della non-violenza.

L'esortazione al rinnovamento sociale rivolta a una massa ipotetica nel saggio Die Erneuerung non contribuisce a tradurre in realtà la concezione attivistica di Rubiner, ma riflette al tempo stesso il disorientamento dell'autore di fronte al dissidio tra il contenuto idealistico della letteratura e l'esigenza imposta dalla realtà storica di definire la propria posizione politica. Gli orientamenti progressisti che sembrano trovare espressione in un primo momento nello spartachismo, alimentano le speranze di chi aspira alla liberazione del proletariato per mezzo della forza dello spirito. La volontà dei letterati impegnati di partecipare attivamente alla realtà politica si manifesta con la nascita di associazioni quali Rat geistiger Arbeiter di Kurt Hiller, Antinationale Sozialistenpartei di Franz Pfemfert e Bund der Anhänger des Rätegedankens di Alfons Goldschmidt.

Rubiner rifiuta di aderire a queste associazioni costituite da intellettuali militanti. L'idea di una sinistra tedesca in cui la forza culturale promuova l'emancipazione della classe lavoratrice, orienta in principio le concezioni di Rubiner e di Pfemfert verso lo stesso obiettivo, che nega il significato della dialettica di classe e indica in Tolstoj e non in Marx il portavoce del socialismo umano. L'autore non rinuncia alle velleità letterarie e anche dopo il fallimento della rivoluzione continua a credere nella necessità di favorire l'educazione del proletariato e non la sua reazione sociale, distinguendosi in questo modo da Pfemfert che trasforma "Die Aktion" in organo politico. L'importanza che l'attività editoriale di Pfemfert rappresenta nella vita culturale dell'espressionismo viene tuttavia riconosciuta dall'autore anche nel poscritto all'antologia Kameraden der Menschheit.

A prescindere da una sorta di opportunismo che è possibile intravedere riguardo all'adesione di Rubiner alla causa operaia, al contatto personale con marxisti come Lunatscharski e Guilbeaux e alla decisione di rimanere su un fronte isolato, l'opera letteraria e precisamente il dramma Die Gewaltlosen chiarisce la sua posizione, presentando nel confronto tra il Führer spirituale e la sollevazione del popolo i due fronti di opposizione ideologica, la non-violenza e la rivoluzione.

Il dramma scritto durante l'esilio e dedicato alla moglie è composto di quattro atti e appare nella collana Der dramatische Wille istituita dalla casa editrice Kiepenheuer per diffondere i nuovi testi teatrali. Rubiner non assiste alla prima rappresentazione il 22 maggio 1920 al Neues Volkstheater di Berlino. L'autore si propone di configurare in analogia con la produzione lirica del 1916 la liberazione dell'individuo dai vincoli materialistici come liberazione dell'anima, stabilendo in questo modo un'affinità tematica e strutturale tra Ideendichtung e Ideendrama. Con Die Gewaltlosen si assiste pertanto alla drammatizzazione del messaggio contenuto negli scritti programmatici e nella poesia, il superamento della concezione materialistica delle cose mediante un appello allo spirito. Nella premessa Rubiner chiarisce il programma drammatico:

"Die Niederschrift dieser Legende wurde im Januar 1917 begonnen, im Herbst 1918 beendet. Inmitten der härtesten Verzweiflungsjahre, während die Siege des Weltkapitalismus sich über den Völkern hin und her wälzten. - Zürich. - Die Personen des Dramas sind die Vertreter von Ideen. Ein Ideenwerk hilft der Zeit, zu ihrem Ziel zu gelangen, indem es über die Zeit hinweg das letzte Ziel selbst als Wirklichkeit aufstellt."

I personaggi sono i rappresentanti di idee e vengono classificati per tipi umani e sociali in base al ruolo che impersonano: l'uomo, la donna, Klotz, il governatore, Anna, Nauke, le guardie, i rivoluzionari, i borghesi, l'ufficiale, il malato e il giovane. La storia narrata riduce il contenuto politico-sociale alla condizione essenziale dell'ostilità tra due classi antitetiche per antonomasia, il popolo oppresso che occupa una città e i suoi perseguitori, la borghesia e i militari.

Il dramma affronta il tema della rinascita spirituale vissuto inizialmente da un uomo e una donna. Rubiner li configura come il centro di una graduale irradiazione che si riflette sugli altri fino a coinvolgere gli scioperanti e infine l'umanità intera. Questo rinnovamento universale rappresenta secondo l'autore la fine di uno stato di cattività fisica e morale e suggerisce l'idea della Erweckung, del risveglio della coscienza alla vita, alla speranza e alla libertà che si esprime, superando i limiti della verosimiglianza, col miracolo. Il prodigio è già preannunciato nella definizione del dramma come leggenda che riduce pertanto le accuse avanzate contro la debolezza del contenuto politico e l'inconsistenza psicologica dei personaggi. Il gruppo dei redenti è guidato dall'uomo e da Klotz che li libera dalla tirannia del governatore, convertendolo ai loro ideali pacifisti. Essi si impossessano di una nave che trasporta dei prigionieri, uno dei quali ha la peste e si dirigono verso una sorta di terra promessa. Il governatore, consapevole dello scopo egoistico della fuga, decide di approdare in una città appestata, occupata dai rivoluzionari per diffondere tra gli assedianti il messaggio della non-violenza. Nauke, un marinaio della ciurma, li tradisce alleandosi con i borghesi che intendono reimpossessarsi della città. Essi rinunciano tuttavia alla controffensiva conquistati dalla forza carismatica del blocco pacifista. Il tradimento di Nauke e la furia del popolo vengono riscattati con l'autosacrificio dell'uomo, di Klotz e del governatore e con l'inizio di una nuova vita nello spirito della Gemeinschaft.

Il percorso di trasformazione umana tipico del Wandlungsdrama espressionista rimanda alla forza morale implicita nell'idea della non-violenza cui si consacrano gli individui di ogni classe sociale. La volontà subisce un processo di trasfigurazione e diventa forza soprannaturale che va oltre le normali possibilità della vita umana e produce la trasformazione repentina degli uomini e anche delle situazioni qualora si presenti il pericolo di una minaccia. Nella seconda scena del primo atto l'uomo e la donna, i propagatori della fede, stanno per essere arrestati dalla polizia, ma la speranza di non essere visti si intensifica al punto da strapparli dalla terra, renderli invisibili e sospingerli lontano dal pericolo reale in una dimensione quasi onirica. Così l'uomo si rivolge alla donna:

"Der Mann: Glaube, daß du träumst. Fliege im Schlaf; du rührst nur leise die Füße. Niemand sieht dich."

La cattura dell'uomo media il passaggio dalla sua indefinita identità sociale alla funzione di Führer della rivoluzione spirituale. Rubiner non approfondisce le cause del processo di apprendimento, che lo qualifica a ricoprire il ruolo di autorità, come se la rinascita interiore dell'individuo possa legittimare il diritto e il dovere di avanzare nella scala gerarchica. L'uomo riscatta miracolosamente le guardie dallo stato di completo assoggettamento all'ordine, inducendole a chiedergli aiuto per poter vivere in libertà. L'autore rappresenta l'abbrutimento dell'essere umano con il rovesciamento parodistico del principio ispiratore del suo pensiero e delle sue azioni che non è il bene, ma il male, l'uso indiscriminato della forza come è indicato nel dialogo tra i due carcerieri nella nona scena del primo atto:

"Erster Wächter: Grünling! Bei uns heißt es: Kein Wort mit dem Mund, aber alles mit dem Gummiknüppel. Zweiter Wächter: Habt ihr noch mehr von solchen Bibelsprüchen?"

Rubiner affida a un altro uomo del popolo, Klotz, il cui nome indica e annulla al tempo stesso l'opposizione tra il tipo rozzo che rappresenta e la sua forza psichica, il ruolo di capo spirituale. La redenzione del governatore è indicativa della redenzione del tipo autoritario che si dichiara disposto a rinunciare alle prerogative della sua posizione e a rivedere la propria visione dei rapporti umani e della vita. Nell'ottava scena del primo atto il dialogo tra Klotz e il governatore che si svolge nella fortezza, in cui Rubiner simboleggia il potere e la segregazione del funzionario, fonda il rapporto tra i due interlocutori sulla forza attiva dei loro ideali, sottratti al dottrinarismo dell'ideologia politica:

"Der Gouverneur: Wer ist das? Ich bin ein Mensch, Sie sind ein Mensch. Ist es nicht Übermut zu gehen? Ich bin geboren und geschaffen in diese Welt hinein, in der ich gelebt habe. Wenn ich mit dir gehe, ist das nicht Lüge? Ich befehle Armeen und gewinne Schlachten. Die Sonne geht morgen auf, ich werde Armeen von Menschen befehlen, und Menschen werden von mir sich befehlen lassen! Ändert sich etwas? Die Macht bleibt. Ich weiß zuviel von Menschen. Ich bin allein. Ich bin kein Bruder. Klotz: Nein. Du bist nicht mehr allein. Niemand ist allein. Jeder von uns ist eine riesige, glühende, rote Sonne im Weltraum, sie scheint mild und klein hindurch in ein Krankenzimmer, und da erst weiß man von ihr. Ah, ich fühle es: Die Gewalt ist tot in dir; aber du zitterst noch vor deiner Erkenntnis? O strecke nur zum erstenmal die Hand aus, nicht um zu befehlen, sondern um zu helfen."

Rubiner mostra la rinascita dell'anima, evocando sempre l'immagine della luce, simbolo dell'elevazione spirituale dell'uomo, e del fluttuante ondeggiare dei corpi per esprimere la scomparsa della forza di gravità, come indica nella tredicesima scena del primo atto la catarsi vissuta dalla sadica figlia di una guardia, Anna, che assiste in carcere con il figlio alle torture dei detenuti:

"Anna: Mir ist so sanft. Wer bin ich? Ich bin ganz allein. Ich schwebe hinauf, ich fliege, ich bin so leicht. Um mich ist nur weißes Licht. Ich will hinaus in das Licht, hinauf."

Alla fine del primo atto i proseliti della non-violenza si impossessano di una nave e fanno prigioniero l'equipaggio. La connotazione religiosa riconducibile al significato metaforico della nave come arca salvifica è connessa con l'esclusivismo di una linea di condotta che cede alla violenza per perseguire il proprio obiettivo, minacciando di compromettere l'idea rivoluzionaria orientata verso la Gemeinschaft. Il modello di una tipizzazione troppo schematica è superato dagli ostacoli e dalle tentazioni che mettono alla prova la forza dei non-violenti. Alla vista di una nave nemica essi assecondano in un primo tempo l'istinto alla difesa, impugnando le armi per fronteggiarla, ma convertono poi la posizione difensiva nella solidarietà spirituale che impedisce l'assalto. L'ammutinamento dei prigionieri della nave fra i quali incombe la peste, viene domato non con la violenza, ma con la guarigione miracolosa del malato, in cui Rubiner rappresenta l'allegoria della salvazione degli uomini che stanno per perdere la fede come è mostrato nella decima scena del secondo atto. Il processo rivoluzionario si identifica pertanto con la rinascita spirituale dell'uomo e con la conseguente purificazione della terra:

"Der Gouverneur: O Kraft, wieder ist sie unter uns! Unser Wille trägt uns wie ein Sternenwind zur Freiheit der Menschen! (...) Kranker: Was habt ihr nur getan? Ich fühle meine Glieder stark. O Rettung! Soll ich euch dienen? Der Gouverneur: Nein, du dienst uns nicht. Wir werden dir dienen! Spüre, wie die Erde hell wird vor unserer Reinigung!"

Nella colpa dell'ufficiale che uccide il figlio di Anna è simboleggiata ed è rimessa la colpa dell'umanità peccatrice. Nella seconda scena del secondo atto l'uomo si rivolge alla donna, chiedendo perdono:

"Offizier: Ich bin die Schuld. Ich komme aus dem Kasernendunkel. Ich bin Mörder, ich habe gemordet, ich müßte sterben: nun lebe ich neu im Lichtbrand. Ich knie vor dir auf der Erde, ich schlage vor dir auf die Planken nieder, wehrlos, du weißt alles von mir. Leuchte zu mir, ich lebe neu für die Freiheit."

La fuga con la nave libera la schiera di Sternbrüder dalla violenza, ma li allontana anche dalla responsabilità politica che secondo Rubiner implica sempre la consapevolezza di un impegno assunto verso la vita sociale. Sulla base di questo nesso tematico la nave viene distrutta e l'autore introduce una situazione estrema dal valore simbolico, l'approdo nella città appestata in cui imperversa la rivoluzione proletaria e che offre ai non-violenti l'occasione di trasformare la propria conversione in devozione alla causa della liberazione degli uomini. Nella decima scena del secondo atto il governatore motiva la necessità dello sbarco, predicando con fervore devozionale l'annullamento dell'io che si esprime in una sorta di mistica della volontà trascendente:

"Der Gouverneur: O meine Brüder, wir müssen hinein in das Schicksal, wissend! Was haben wir getan! Wir haben durch die Flucht und durch die Erniedrigung nur uns gewonnen. Nun müssen wir uns wieder verlieren. Wir sind zu sehr Selbst; wir haben noch ganz unser Ich. Wir müssen uns sprengen. Jetzt müssen wir zerstören!"

Nel terzo e nel quarto atto Rubiner collega il contenuto sociale e religioso del dramma, precisando l'attività missionaria dei non-violenti come annunciatori della dottrina cristiana tra gli insorti. Anna si rivolge alle rivoluzionarie per edificarle al pacifismo, annunciando l'inizio di un mondo nuovo, che non nasce dall'emulazione di ideologie sorpassate, ma dal cambiamento delle idee, dello spirito dell'uomo. La varietà dei tipi umani comprende anche la figura del traditore, il marinaio Nauke che si allea con i borghesi per assediare la città. Il tradimento è preannunciato dalla sua identificazione con il materialista epicureo che nella libertà vede principalmente il godimento dei beni materiali e nell'ansia metafisica dei compagni l'atto preparatore di manovre di sabotaggio. Nauke tuttavia sembra incapace di distinguere come è indicato nella sesta scena del terzo atto tra la missione dei non-violenti e la riconquista della borghesia e giunge anzi a considerare quest'ultima la fase integrativa dell'intero processo di liberazione per la cui riuscita è necessaria la riconciliazione con il popolo che i borghesi simulano di voler raggiungere:

"Führer der Bürger: Tu du, was ich dir gesagt habe, dann wirst du ein ganz großer Mann sein! Nauke: Mein Gewissen, mir ist unheimlich. Führer der Bürger: Das ist noch dein altes, dummes, billiges Gewissen. Ich lehre dich doch gerade unser neues, feines, doppeltes Gewissen! Jetzt den Weg zu den Führern. Mit denen werd ich schon fertig. Nauke: Den Weg zu den Führern. Ich bringe dich. Führer der Bürger: Zeig ihn mir, ich finde ihn. Du hast anderes zu tun! Sag du den Revolutionären, was ich dir gesagt habe. Dann werdet ihr alle glücklich! (...) Nauke (im Abgehen): Hundertfache Arbeit, lustiges Gesicht in den Fabriken, Getreide hoch, Hunger, Versöhnung, den Anfang machen: das hab ich schnell gemerkt, das war wie auf dem Schiff. Aber dann: Ausliefern, zu den Bürgern übergehen! das kommt hinzu. Das doppelte Gewissen - das ist neu. Und dann kommt das Paradies!"

Nauke è il Nachsprecher, e ripete senza elaborazione critica il credo ideologico di una dottrina che giudica il rinnovamento umano e sociale in termini quantitativi. I non-violenti riescono a indurre gli operai a modificare in un primo momento l'oggetto delle proprie rivendicazioni, contrapponendo alla tensione implicita nella lotta politica l'impegno a instaurare la pacifica convivenza umana. L'evoluzione da un processo di crescita spirituale che riguarda la nuova eticità dell'individuo all'azione politica diretta a rinnovare il vecchio mondo richiede secondo Rubiner la morte simbolica della volontà umana, la sua smaterializzazione nell'estasi in vista di un obiettivo più alto. Con l'idea del sacrificio individuale l'autore si propone di annullare il potere sia politico che spirituale. La negazione del principio autoritario è annunciata nell'ottava scena del terzo atto con il rigore sovversivo che caratterizza la denuncia della proprietà proclamata da Proudhon, con la frase la proprietà è un furto, contenuta nel saggio Che cos'è la proprietà (1840):

"Klotz: Uns opfern. Der Mann: Untergehen? Befreit von der Welt? Klotz: Nein, nicht befreit von der Welt, sondern mit der Last aller Weltkugeln des Himmels auf den Schultern. (...) Der Mann: Aber wir sind die Führer. Klotz: Lausche auf die Stimmen, die aus dem Dunkel ans Tageslicht steigen. Höre das Geheimnis der Erde: Es gibt keine Führer. Führertum ist Betrug!"

L'autore intende sovvertire in questo modo la configurazione dei ruoli canonizzati dagli eventi storici, in base alla quale all'azione violenta della classe borghese corrisponde la reazione immediata, altrettanto cruenta del proletariato. Il superamento della storia implica secondo Rubiner la formazione della coscienza dell'individuo, l'affermazione dei diritti umani e non dei diritti sorti dall'appartenenza anonima a una classe sociale. Nell'epilogo il contenuto religioso del dramma collega il topos dell'espiazione e quello del discepolato. La ritirata dell'esercito borghese di fronte allo schieramento dei non-violenti non edifica tuttavia il popolo assetato di vendetta. I rappresentanti emblematici della rivoluzione spirituale, l'uomo, Klotz e il governatore, distruggono col proprio sacrificio, che Rubiner rappresenta come la loro dissoluzione nell'immaterialità dell'anima risorta, la brutalità della folla furiosa. I precetti evangelici di speranza e di redenzione animano di fiduciosa devozione per il futuro il giovane scelto dallo scrittore per simboleggiare il prototipo della nuova umanità che il sacrificio dei tre capi spirituali ricrea nella persona dell'uomo risuscitato. Così si pronuncia il giovane nella quindicesima scena del quarto atto:

"Der junge Mensch: Ich bin am Anfang. In dieser Stunde bin ich geboren. Anna: Du hast die Welt um dich. Aber wo bleibt mein Leben? Der junge Mensch: Komm, dein Leben beginnt heute neu. Wir sind Kameraden. Und spür ich auch nie mehr deinen Arm um meinen Hals, wir müssen weiter! Unser Weg geht noch durch viele Länder."

Il rinnovamento umano non costituisce pertanto il risultato di determinate circostanze storiche, ma è dettato secondo Rubiner dall'impegno del singolo all'azione permanente che si protrae in un eterno presente senza i limiti ideologici e politici del passato. L'autore configura il messaggio pacifista come il crescendo di un'opera musicale e struttura l'ultimo atto in modo da suggerire l'idea dell'ampiezza scenica che estende al massimo dell'espressività e dell'enfasi il contenuto essenziale.

Con Die Gewaltlosen Rubiner annuncia il messaggio cristiano della non-violenza come l'alternativa democratica alla lotta di classe. La non resistenza al male annulla secondo Rubiner il comportamento interessato e le prerogative personali. L'indeterminatezza del contenuto politico e l'incorporeità dei personaggi trovano la loro giustificazione nello schema favolistico del dramma e nell'ideale di povertà francescana, che innalza gli uomini alla suprema spiritualità. I personaggi rappresentano i principi assoluti e il loro viaggio spirituale media il passaggio dall'assoggettamento materiale e morale dell'individuo alla sua liberazione. La comparsa esitante degli operai denota da parte dell'autore la mancanza di una lucida analisi politica della causa proletaria e la sua identificazione generica con la condizione degli oppressi.

Alla stessa configurazione ideale viene rapportato anche l'antagonista del proletariato, che è posto nella condizione di essere convertito alla non-violenza. Il riconoscimento della parità delle classi sociali che Rubiner sottrae alle rigide determinazioni politiche, rende necessario disconoscere il ruolo accentratore del Führer. Dopo aver proclamato la missione educativa e politica del poeta e di ogni singolo uomo risorto alla vita spirituale, lo scrittore nega il potere monolitico che caratterizza ancora la figura del capo attraverso la ripartizione tripartitica dell'autorità, assegnando alla massa la capacità di autogovernarsi. Nella simbologia cristiana del dramma la liberazione dell'uomo è presentata in termini di palingenesi mistica che si compie col sacrificio espiatorio dei tre Führer non-violenti che prendono su di sé il male del mondo, il potere tirannico consolidato dall'eredità storica.

L'obiettivo di uno stato ideale in cui i valori etici regolano l'attività politica rappresenta il vero contenuto del dramma. La realizzazione della Gemeinschaft costituisce il traguardo verso cui tende il corteo utopico dei non-violenti che si sentono chiamati a partecipare al cambiamento del mondo in virtù della redenzione individuale. La visione di una comunità fondata sugli ideali pacifisti e socialisti si configura come l'utopia universalistica che trascende qualsiasi riferimento concreto alla realtà sociale. La soggettivazione della prospettiva drammatica determina il passaggio dall'esame dei tipi umani all'esplorazione della realtà che è scorta utopisticamente ed esprime tutta la forza ideale dell'autore. Lo spostamento del centro dell'azione dalla realtà esterna all'interiorità dell'uomo rappresenta anche l'innovazione della struttura scenica che si dinamizza per accrescere il pathos dell'esperienza spirituale attraverso la successione non causale delle azioni, culminando con l'apoteosi della fraternità universale.

Rubiner intende produrre con il simbolismo mistico e l'accumulazione di slogan utopico-socialisti quegli effetti dimostrativi che sono funzionali alla necessità già dichiarata nella recensione allo scritto di Hasenclever, Das Theater von morgen, apparsa su "Zeit-Echo", di trasformare il teatro in podio di dimostrazione allo scopo di diffondere l'obiettivo programmatico, conferendogli la validità di un messaggio sempre attuale. L'autore non coinvolge lo spettatore in un'opera didattica, ma lo rende testimone di un'evoluzione, il passaggio dall'indagine soggettiva all'annuncio della non-violenza come alternativa all'ideologia politica dominante. Rubiner attua pertanto i principi della lega per la cultura proletaria che si orienta verso l'elaborazione intellettualistica del socialismo inteso come promozione della cultura di massa. Nel 1919 egli pubblica su "Freie Deutsche Bühne" il saggio Die kulturelle Stellung des Schauspielers, apparso in seconda edizione l'anno successivo su "Der Gegner", che teorizza la funzione programmatica del teatro e il ruolo dell'attore come rappresentante delle idee popolari. Da un punto di vista estetico assistiamo alla resa incondizionata dell'arte nei confronti dell'ideologia attraverso la proclamazione di quella Menschheitskultur che considera il proletariato come un'entità indifferenziata, portatrice di istanze di giustizia e di solidarietà umane.